Archivi categoria: design

ICASTICA 2014. Arezzo ci riprova con l’arte contemporanea.

15 GIUGNO – 31 OTTOBRE
AREZZO

 

Avete ancora un po’ di tempo per andare ad Arezzo a visitare questa mostra-evento che è stata pensata come tentativo di demusealizzare l’arte. Cosa significa demusealizzare? significa portare l’arte in mezzo a noi, nelle città, per le strade. Siamo restii ad andare nei musei? bene è l’arte che ci viene incontro, che si palesa lungo percorsi quotidiani all’interno della città. Beh tanto di cappello perché è proprio una bella iniziativa.

Icastica propone artisti noti e meno noti non solo per le vie cittadine ma anche nei musei e nelle gallerie aretini in modo da inserire l’arte contemporanea in mezzo a reperti etruschi e pezzi d’arte medievale e moderna. Tra l’altro questo dà modo di poter visitare questi luoghi spinti da motivazioni nuove. A volte basta così poco per destare o ri-destare l’interesse verso alcune realtà!

Veniamo agli autori. A cominciare dai più noti: Damien Hirst, Tim Ellis, Michelangelo Pistoletto, Julie Legrand, Andres Serrano. C’è chi affascina e chi delude.

Ad esempio l’opera Pecora morta di Damien Hirst, che ha destato proteste tra gli animalisti.

Si tratta di un montone nero morto e immerso nella formaldeide dentro ad un contenitore di vetro, con il vezzo di un solo corno dorato.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/13/arezzo-polemica-su-hirst-e-la-pecora-morta-in-mostra-animalisti-scrivono-al-sindaco/1026893/

pecora_moeta_damien_hirst_icastica_arezzo

Damien Hirst, Pecora morta

Come sempre le opere di Hirst suscitano polemiche. In questo l’autore è proprio bravo, dato che cerca la reazione, il sensazionalismo, il creare disagio. A volte capita di chiedersi se l’opera sta tutta lì, nel creare un gossip, una polemica. Hirst parte dalla quotidianità più scomoda, da temi quali la clonazione, la morte, la dipendenza dell’uomo moderno dai farmaci. Temi già conosciuti ma non per questo banali. Ma dietro allo scandalo che suscitano c’è altro? Sinceramente il mio misero parere è che l’opera rimane un casus belli, e nel contempo non è più opera, ma titolo di giornale. La reazione suscitata dovrebbe creare un pensiero, una riflessione. Se questa opera è o ambisce ad essere arte concettuale o meglio post-concettuale dovrebbe avere come scopo la riflessione su di un argomento. In realtà Hirst partito in maniera aggressiva fin dagli esordi, non riesce a raggiungere lo scopo artistico ma solo quello di marketing personale. La sua è un’arte che è palesemente molto ancorata al passato, quasi un epigono molto tardo di Duchamp, di Manzoni, di Paolini e di Beuys. Per questo non capisco nemmeno il clamore suscitato dalle sue opere. Sono veramente così nuove, critiche, originali o sono solamente dettate dalla voglia di far parlar di sé? E pongo un altra domanda: è possibile che l’arte contemporanea debba necessariamente trattare di morte e viscere, di escrementi e dolore? è mai possibile che dismessi i colori e i materiali classici non si trovi altro per rinnovare l’arte che utilizzare il soggetto anche come media?

Veniamo adesso a Tim Ellis. La presenza di opere varie di Ellis, dai Banner agli Objects, sia all’ultimo piano della Galleria Civica d’Arte Contemporanea che all’interno della Casa-Museo di Ivan Bruschi dà la possibilità di visitare questo interessantissimo luogo d’arte, spesso snobbato nelle visite alla città. Molto curioso l’uso delle pinze nei suoi banner. Devo dire che però alla fine della visita di Casa Bruschi mi erano rimaste più impresse alcune opere conservate nella casa-museo più che questi inserimenti d’arte contemporanea…ma questo è anche giusto.

Tim Ellis

Tim Ellis

Ho trovato molto interessante l’istallazione di Michal Trpak lungo corso Italia, con tanti uomini volanti con ombrelli aperti e il gruppetto davanti alla stazione, le sculture sedute in piazza san Francesco e quelle arrampicate sulle colonne dei portici di via Roma di Studio AFA ITALIA che si mescolano bene con i turisti e gli aretini di passaggio, e la donna sdraiata, pur nella sua classicità,  davanti a Piazza San Michele e il cavaliere di piazza Guido monaco del messicano Javier Marin.

Michal Trpak

Michal Trpak

Michal Trpak

Michal Trpak

http://www.michaltrpak.com/cs/

Studio Afa Italia

Studio Afa Italia

http://www.studioafa.it/it/

http://javiermarin.com.mx/

Impressionante la spirale di vetro costruita da Costas Varotsos e allestita all’interno del cortile del Museo d’arte Medievale e Moderna – un museo tanto ricco di opere tanto stanco, vecchio, abbandonato dalla Soprintendenza (non hanno nemmeno un catalogo!).

Costas_Varotsos_icastica

Costas Varotsos

Varotsos utilizza il vetro, l’acciaio e la pietra nella costruzione delle sue opere, ma è il vetro che è il materiale che lo contraddistingue. Il vetro è un materiale non duttile ma soprattutto trasparente, che si inserisce nell’ambiente facendosene permeare.

Costas_Varotsos_icastica

Costas Varotsos

Ogni “cerchio” è un modulo a sé, ma il susseguirsi dei cerchi di vetro li trasforma in una spirale, che ben s’innesta nel cortile di Palazzo Bruni-Ciocchi.

http://www.costasvarotsos.gr/

Bella anche l’istallazione di Michelangelo Pistoletto, all’interno di Sant’Ignazio con una miriade di coperchi grandi piccoli, di latta, di acciaio, colorati o meno posti a mo? di piatti di batteria.

Michelangelo Pistoletto, Terzo Paradiso

Michelangelo Pistoletto, Terzo Paradiso

Divertente oltre che geniale l’istallazione di Fabio Viale all’interno del cortile del Palazzo Comunale con due “sacchetti” con buchi a fare il verso a due “maschere” fatte da buste di carta…in questo caso il materiale è però il marmo! Appena la vedi pensi ad un materiale molto leggero e poi ti viene spontaneo di toccarla e rimane molto impressionato…marmo! L’opera si intitola Arrivederci e grazie ed ha il primo premio della giuria del Premio Fondazione Henraux 2012.

Fabio Viale, Arrivederci e grazie, marmo, Icastica

Fabio Viale, Arrivederci e grazie, marmo

Sempre dello stesso autore in mostra ci sono più opere esposte all’interno della Galleria Civica d’arte contemporanea: la Pietà a piano terra, la Madonna all’ultimo piano che più che marmo sembra polistirolo! Fantastici i due pneumatici intrecciati sempre doverosamente di marmo, ma con un effetto straniante…

Fabio Viale, Ruote, marmo

Fabio Viale, Ruote, marmo

La foto è ripresa da http://www.picamemag.com/unbelievable-marble-sculptures/

Bravissimo nella tecnica ed estroso nel riuscire ad utilizzare opere imponenti già per il fatto di essere in marmo come strumenti di performance. come quando fece navigare una barca di marmo sul Tevere! Il pensare di dare leggerezza al marmo o di utilizzare un materiale del genere per degli oggetti leggeri come un rotolo di carta igienica o un aeroplanino di carta!

Ho trovato invece molto deludente la mostra di Pedro Cabrita Reis all’interno di Palazzo Chianini-Vincenzi, che si limita a scarabocchiare su riproduzioni fotografiche della Storia della vera croce di Piero della Francesca.

http://www.pedrocabritareis.com/

Ma l’autore che più mi ha colpito è Rashad Alakbarov, artista di Baku (Azerbaijan) che costruisce sculture che creano grazie ad un uso geniale delle luci delle immagini sulle pareti. Sono opere doppie dove il materiale e la forma della scultura vengono utilizzati e stravolti grazie alla luce per creare immagini bidimensionali sul muro. Una tecnica nuova che non credo sia ancora stata definita. Molto originale, nuovo, fresco, ingegnoso. Bello.

Rashid_Alabkarov

Rashad Alabkarov

http://rashadalakbarov.com/en/biography/

 

Per chi volesse alcune informaioni questo è il sito della mostra: http://www.icastica.it/  http://www.icastica.it/artisti-e-opere/

Annunci

Jagoda Buić a Trieste

a Palazzo Revoltella fino al 6 gennaio

Per chi avesse intenzione di visitare la bella Trieste (che consiglio anche a livello culinario!), consiglio di andare a visitare la mostra di Jagoda Buić a Palazzo Revoltella, così si coglie anche la possibilità di visitare un museo interessantissimo per le opere ma soprattutto per l’allestimento di Scarpa. Bello che questa artista venga presentata a Trieste, da sempre una città frontaliera, vicina per territorio e usanze ai Balcani. Proprio quest’anno poi che la Croazia è entrata nella UE.

Jagoda Buić, ritratto

Jagoda Buić, ritratto

Questa è la prima retrospettiva in Italia di questa donna artista croata. La mostra è allestita al quinto e sesto piano di questo storico palazzo triestino. Anzi in realtà i palazzi sarebbero due…ma questa è un’altra storia.

Jagoda Buić è un’artista poliedrica che si è sempre mossa tra il teatro (è anche regista) il design e l’arte tout court. La retrospettiva di Trieste presenta tutte le fasi del suo lavoro.

sala espositiva della mostra a Palazzo Revoltella

sala espositiva della mostra a Palazzo Revoltella

Jagoda_Buic_mostra_Trieste_costumi_teatrali

Mi piace molto di quest’artista la scelta dei materiali: stoffa, carta, cartone. Materiali lasciati grezzi, stropicciati, piegati, cuciti in un lungo e paziente lavoro che poi è tradizionalmente femminile.

Negli anni ’70 Jagoda si è servita per le sue opere tessili delle abili mani di donne che all’epoca erano ancora tutte “jugoslave” e adesso sono croate, montenegrine, macedoni, le cui differenze venivano riunite a formare le tradizioni artigiane tessili e culturali di quel paese così in fermento. Opere che adesso non avrebbero più la stessa valenza essendo mutato completamente il contesto.

Jagoda Buic e tessitrici al lavoro

Jagoda Buic e tessitrici al lavoro

Le dimensioni delle opere impressionano. Non sono piccoli oggetti di tessuto ma enormi stalagmiti morbide, grandi telari a rilievo che danno un’idea di costruzione e di creazione lenta e monumentale. L’arazzo diventa con la Buić un’opera architettonica.

Jagoda_Buic_opera_tessile_rossa

La scelta dei colori è interessante: blu rosso, ecru, nero, bianco. Pochi colori pochissime le sfumature, ma denso e caldo il rapporto tra colore e materia e tra opera e spazio.

jagoda_Buic_opera_tessile_ecru

Lungo il percorso della mostra si viene come immersi nelle opere, che sfilano così calde una dietro l’altra in un continuum stilistico molto accentuato. Sono opere che definirei accoglienti, come uno scialle o un tappeto, ma mai banali, sia per dimensione che per accostamenti.

Jagoda_Buic_opera_carta_Carta_Canta_mostra_Pienza_2008

Non manca molto alla chiusura della mostra, quindi affrettatevi 🙂


Art & craft al femminile

A volte si scoprono piccole cose, singoli oggetti o decori proprio dietro casa!

L’inventiva e la creatività possono comparire quando non te l’aspetti.

Guardate cosa ho scovato ad Arezzo… terra in cui l’arte, la moda e l’oreficeria hanno avuto ed hanno grandi soddisfazioni.

rosaria_goieilli_arezzo_bigiotteria_artigianale_art4arte

Bigiotteria artigianale molto curata e in pezzi unici. Piccoli e divertenti bijoux, spille e collane appariscenti ma eleganti. Idee per regali ad amiche e parenti 🙂

Oggetti unici perché utilizzano pietre e decori di seconda mano, trovate sulle bancarelle e quindi stimolanti sia per chi crea che per chi compra.

rosaria_arezzo_gioielli_bigiotteria_art4arte

Orecchini più minimali:

rosaria_orecchini_forma_di_frutta_arezzo_bigiotteria

rosaria_arezzo_bigiotteria_orecchini_finto_corallo

Le pietre possono servire anche a decorare un paio di scarpe…rendendo più particolari pianelle varie. Io lo trovo un uso molto simpatico!

rosaria_arezzo_decori_spadrillas_bigiotteria

giudicate voi!


Disegnando le favole. Il lavoro di Elisa Toponi.

Per la serie donne artiste, ma questa volta si tratta di una donna vivente!

Elisa Toponi è una giovane disegnatrice. Non uso il termine “artista” per specificare meglio la sua passione  e la sua manualità. Il disegno è il primo passo, la trasformazione del pensiero in segno.

Elisa Toponi, autoritratto

Elisa Toponi, autoritratto

Elisa ha partecipato a molte manifestazioni tra cui la mostra Illustratori presso la fiera del libro per ragazzi di Bologna e il Concorso Disegni al Sole a Celle Ligure.

I suoi tratti sono dolci, tenui, poetici. Il suo è un disegno semplice, solare proprio adatto alle illustrazioni per l’infanzia. Il riuscire a disegnare le favole e le storie è un talento incredibile.

Elisa Toponi

Elisa Toponi, Panda e Pondo, Disegni al sole 2009, tema “la diversità”

La natura, anzi gli animali nello specifico sono molto presenti nei suoi disegni. I segni nascono dall’osservazione attenta, analitica del soggetto. Ma non sono mai freddi e distanti, prendono vita con tenerezza.

Elisa Toponi

Elisa Toponi, la Tita, disegno, matite colorate

Cani e gatti, ma anche animali più lontani dall’immaginario quotidiani come le tartarughe la civetta e il pipistrello.

A Bologna nel 2009 presenta un lavoro sulle tartarughe, molto curato

Elisa

Elisa Toponi, Animals – Habitat, tavola per Bologna 2009

Elisa Toponi

Elisa Toponi, particolare

Elisa Toponi

Elisa Toponi, tavole per Bologna 2009

Collabora con la casa editrice Kyowon ltd di Seoul (Corea) per la quale illustra il progetto “Adventure in nature” “Animals fly in the sky” e “Plants live in mountain and field”.

Elisa Toponi

Elisa Toponi, Civetta, disegno

Elisa Toponi, OWL Adventure in nature Animals fly in the sky realizzato per Kyowon ltd - Seoul - Corea

Elisa Toponi, Owl, Adventure in nature, Animals fly in the sky, realizzato per Kyowon ltd – Seoul – Corea

Non solo il tratto ma anche la fotografia viene utilizzata nei suoi lavori. Adoro il lavoro sulla Alice Cascherina di Rodari veramente eccezionale. Con questo partecipa al primo Concorso Illustratori organizzato a Siano. Da qui nasce il progetto IllustraRodari a Scuola.

Elisa Toponi

Elisa Toponi, Alice dorme nel cassetto, tratto da Alice Cascherina di G.Rodari

Elisa Toponi

Elisa Toponi, Alice nella sveglia, tratto da Alice Cascherina di G.Rodari

Elisa Toponi

Elisa Toponi, Tavole per l’Alice Cascherina da Rodari

Fonda il collettivo EM insieme a Manuela Mancioppi, con la quale partecipa al Concorso IllustraRodari 2011.

Trovo veramente incoraggiante che in una piccola realtà si tenti di fare arte e cultura ed in modo decisamente interessante.

Le foto sono state gentilmente indicate e concesse dall’autrice.


I Kimono di Paolo Perugini

Paolo Perugini, in arte Pèru, è uno scultore eclettico d’origine cortonese.

paolo_perugini_falco_art4arte_cortona_scultura

Paolo Perugini, scultore cortonese

Le sue opere spaziano dalla scultura ambientale alla pittura e al  design. La sua fondamentale caratteristica è il recupero e il riutilizzo di materiali nati per un altro scopo, dando una seconda, terza vita alla materia forgiata dalle sue mani.

Presento di seguito alcune immagini delle sue opere.

Paolo Perugini

Paolo Perugini, 2010

Paolo Perugini

Paolo Perugini, Gallo, 2009 (Pitti moda)

Anche le sue pitture hanno una matrice scultorea, con inserimenti di alluminio o legno tra il naif e la pop-art.

Paolo Perugini,

Paolo Perugini, Anatre

Bellissime le sue sculture polimateriche che guardano molto spesso al mondo animale e che si inseriscono in maniera perfetta negli spazi verdi creando un nuovo universo naturale.

Paolo Perugini, pesci

Paolo Perugini, pesci di legno 2010

Paolo Perugini, cavallo

Paolo Perugini, cavallo, 2009

Quest’anno Paolo si è cimentato in un nuovo progetto. Si è recato in Giappone dove ha reperito stoffe di antichi kimono per trasformarli in orecchini veramente belli e originali. Le opere nascono  in collaborazione con la storica ditta aretina Lebole.

Ogni coppia di orecchini presenta una silhouette-kimono e la sua versione stilizzata.

Paolo Perugini,

Paolo Perugini,

Paolo Perugini,

Paolo Perugini,

paolo_perugini_gioielli_kimono_lebole_art4arte_jewellery

Paolo Perugini,

Paolo Perugini,

Paolo Perugini,

Paolo Perugini,

Paolo Perugini,

Qui di seguito alcune informazioni sull’autore e le sue opere:

http://peruart.tumblr.com/

http://www.lebolegioielli.it/collezioni/kimono.html

PS: le foto le ho scaricate  con il permesso dell’autore 🙂


Il corpo a pezzi…mobili umanizzati

Salve a tutti, avete mai voluto un mobile particolare? Magari qui troverete un’ispirazione. A parte gli scherzi, voglio analizzare in questo post l’uso di parti anatomiche come porzioni di mobilio.

esposizione su Dalì al Centro Pompidou

esposizione su Dalì al Centro Pompidou

Il corpo umano, o parti di esso, sostituiscono parti di mobilio, al fine di comporre un oggetto o di design o comunque kitsch. A volte la motivazione è puramente decorativa, a volte è originata da istanze di rivendicazione sociale ma spesso ha un sottilissimo sentore di vetero-maschile-porno-decorativismo! Nonostante l’essere decadenti e prive di eleganza certe cose sono interessanti.

Se gli animali compaiono molto spesso come decorazioni in epoche passate, dai leoni stilofori a quelli più piccoli dei troni fino ad arrivare alle zampe tout court a mo’ di gambe di sedie e di panche, in epoca moderna queste apparizioni ferine nel mobilio sono più rare.

Bellissimo il tavolino di Meret Oppenheim che sostituisce le gambe semplici di un tavolo con quelle affusolate di un bipede! Già a livello semantico il tavolo e le sedie sono dotate di gambe e schienali… già in nuce abbiamo in oggetti delle categorie descrittive prettamente umane. L’uomo è molto povero in quanto a fantasia e tende a ripresentare sempre i modelli di descrizione del corpo umano anche per oggetti e utensili.

Meret Oppenheim, tavolo

Meret Oppenheim, tavolo

Più recentemente Marcel Wanders ha utilizzato vari maiali, cavalli e conigli per pezzi di mobilio.

Marcel Wanders, tavolo a forma id maiale

Marcel Wanders, tavolo a forma di maiale

Con la pittura surrealista le sostituzioni diventano frequentissime, in giochi e scarti ironici e spunti di riflessione.

Salvador Dalì, stipo antropomorfo

Salvador Dalì, stipo antropomorfo

In pittura Dalì costruisce un uomo a forma di mobile…o un mobile a forma d’uomo.

Il suo emulo in scultura è il successivo:

Peter Rolfe,cassettiere antropomorfe_legno

Peter Rolfe,cassettiere antropomorfe, legno

Un’originale uso di gambe maschili per rendere particolare la poltrona è la seguente:

David_Pompa_sedia

David_Pompa_sedia

Animali a forma di tavolini, tavolini felini.

tavolini "felini"

tavoli “felini”

Il corrispettivo “umano” risulta di primo acchito molto differente:

Jones, tavolo

Jones, tavolo

Siamo negli anni 60 come si intuisce dalla moda e l’autore è Jones, le cui opere abbiamo sicuramente tutti notato in 2001 Odissea nello spazio.

Il corpo della donna è quello più “usato” per giochi di trasposizione, pieni zeppi di doppi sensi poco velati. Sessismo? Si tratta di abuso? Si tratta al contrario di denuncia della condizione della donna? o solamente di kitsch un po’ patinato e un po’ da bordello.

Jones costruisce molti mobili sullo stesso stile. Qui sotto un salotto intero.

Jones, panoramica del salottino

Jones, panoramica del salottino

Sono manichini, grandi Barbie che imbarazzano la seduta…oggetti forse più vicini al mobilio di un night club o di un peep-show adesso, ma anni fa forse anche alla moda, quando per superare la paura verso un comportamento sessuale naturale, la battaglia travalicò magari un po’ il buongusto 🙂

In rete si trova un po’ di tutto e mi sono molto divertita a cercare…

Ovviamente il corpo femminile è quello più usato a fini allusivi a volte neanche tanto allusivi… Qui sotto un bagno di non so dove che trovo un esempio emblematico che unisce cattivo gusto, abuso dell’immagine del corpo femminile e banalità trita e ritrita. Spero solo che sia in un locale notturno di dubbia fama e non in un locale che vuol passare per essere originale…

bagno pieno di cattivo gusto!

bagno pieno di cattivo gusto!

Da ossessione l’invenzione giapponese seguente… un pezzo che potrebbe trovarsi in un sexi-shop…

cuscini_gambe_donna

una nuova gheisha? anzi solo una sua parte!

sedia con gambe di donna

sedia con gambe di donna

Proprio un invito al coito la sedia precedente…potrebbe essere imbarazzante sedersi in una sedia così!

Ovviamente se vengono presi in prestito parti anatomiche non relative al sesso il discorso è meno scabroso. Le mani ad esempio sono state molto utilizzate, anche per la  loro capacità di raccogliere. Qui sotto un bell’esmpio di salottino all’aperto:

sedie_e_tavoli_a_forma_di_mani

sedia_a_forma_di_mano_piede

In maniera simpatica, quasi retrò, la sedia seguente.

Rubino chair

Rubino chair

apribottiglie a forma femminile

apribottiglie a forma femminile

Carinissimo lo stappino a donnina!

L’uomo è veramente antropocentrico, riconosce come forme quelle che più conosce. Questa è una motivazione dell’esubero di forme umane prese a prestito nel design. Chissà, forse è veramente difficile inventare forme, creare qualcosa di nuovo che sia anche piacevole alla vista e comodo.


Scarpe per essere originali. Dove inizia e finisce il design (e il buongusto)?

René Magritte, The Red Model, Museum Boijmans van Beuningen, Rotterdam, Netherlands

René Magritte, The Red Model, Museum Boijmans van Beuningen, Rotterdam, Netherlands

Basta fare una piccola ricerca sul web come me per imbattersi in una miriade di scarpestrane“. De gustibus disputandum non est… però…

La mia riflessione svolge due soli punti:

il design

il bisogno di essere originali

I due punti sono necessariamente collegati, dato che la moda crea bisogni e il pubblico li recepisce in genere. Ovviamente gli oggetti di cui parlo oggi sono veramente inaccessibili (e fortunatamente direi…) ai più!

Alcune sono oggetti di design piuttosto divertenti, che scherzano sull’oggetto scarpa in sé…

scarpe a forma di banana

scarpe a forma di banana

scarpe a forma di pinne

scarpe a forma di pinne

Divertissements in forma d’oggetto. Rivisitare in chiave ironica il quotidiano è più che apprezzabile. Alcune di queste scarpe le trovo fantastiche!

Tantissime le scarpe a forma di animale, dalle più carine…

scarpe a forma di animale

scarpe a forma di animale

alle più ridicole…

scarpe ittiche!

scarpe ittiche!

alle più sconvolgenti…che ci trasformano in Pan contemporanei. Niente di nuovo quindi… solo una revisione di qualche milione di dipinto bucolico con fauni vari… Assurdamente estrose queste scarpe a forma di zampa…delirio! Immettibili direi…ma con un certo fascino satirico venato leggermente di boudoir di periferia!

scarpe a forma di zampe

scarpe a forma di zampe by Iris Schieferstein

scarpe a forma di zoccoli by Iris Schieferstein

scarpe a forma di zoccoli by Iris Schieferstein

Spaventose direi invece le scarpe che deformano completamente il corpo. Non voglio passare per bacchettona e rivendico la libertà di ognuno di vestirsi come più crede, ma rivendico però anche la possibilità di discutere su un argomento che non mi piace.

Se il design deve essere innovativo non deve però dimenticare la funzione dell’oggetto. Un oggetto creato ai soli fini visivi (non vorrei usare la parola estetici che da un’idea garbatamente positiva della cosa…). Scandalizzare, stupire, scioccare non dovrebbero essere un fine. Mi sembra che la mancanza d’idee ha generato sempre l’estetica del brutto. Ma siamo ben lontani dall’art brut… siamo più vicini ad una reazione adolescenziale.

scarpe a forma di chela (!)

scarpe a forma di chela (!)

Le “scarpe” qui sopra sono adatte per il dottor Zoidberg…o Lady Gaga!

Altre scarpe guardano alla forma delle protesi più che alla forma del piede umano.

scarpe stranissime

scarpe stranissime

Scarpe degne di Masoch…o forse delle torture imposte alle sedicenti streghe!

L’originalità imposta dalla moda è la cosa meno originale che ci sia. Qualsiasi valore possiamo dare ad un oggetto per sua natura riproducibile questo non sarà mai “originale”. Quello che di veramente original abbiamo siamo noi  stessi, simili nelle forme e fattezze, originali nell’insieme di forma e sostanza.

scarpe comodissime...

scarpe comodissime…

L’ideale della gheisha, disposta alle deformazioni fisiche pur di rientrare in un canone estetico imposto millenni fa…

scarpe comodissime...

scarpe comodissime…

scarpe da gheisha

scarpe da gheisha

L’uomo “moderno” tanto per citare il Furio di Bertolucci (Giuseppe però…) sfugge leggermente a tutto questo, sebbene…

scarpa lunga lunghissima...

scarpa lunga lunghissima…

come a piedi nudi.. un po' Magritte

come a piedi nudi.. un po’ Magritte

…così finiamo con un chiasmo visivo ricordando il Magritte d’ingresso.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: