Archivi categoria: capolavori

La pittora. Plautilla Nelli.

Poche sono le notizie sulle donne che si occuparono di arte nel passato. Certamente hanno contribuito la mancanza di fonti unita al fatto che i primi “artisti” erano dei semplici artigiani. Alle donne era precluso il lavoro nelle botteghe artigiane ed eccetto nei casi di figlie di “artista” non avevano accesso allo studio della prospettiva e dell’anatomia. Vasari ci racconta che la figlia di Paolo Uccello, Antonia, che era carmelitana, sapeva disegnare e che, alla morte, venne registrata come “pittoressa”.

L’unica altra possibilità di fare arte era data all’interno dei conventi femminili. Nei chiostri le donne avevano la possibilità di ricevere una buona educazione, studiando musica e disegno, lettere e filosofia. Molto attivi gli scriptoria femminili che sfornavano codici miniati, ad esempio il convento femminile di Chelles, la cui badessa era Gisela sorella di Carlo Magno, produsse 13 volumi di manoscritti miniati, tra cui uno firmato da amanuensi donne.

Vanno cercate in questo ambito le prime artiste, sebbene vada precisato che non tutte le religiose erano interessate alla resa estetica delle miniature.

Per parte mia non credo poi che sia intetessante attribuire il primato di donna artista. Più stimolante invece cercare di fare luce sulla storia reale, cercando di colmare alcune lacune, dando il giusto peso alle figure storiche che emergono.

Bologna e Cremona furono le due città che permisero a molte donne di potersi occupare di arte, mentre Firenze sia per l’organizzazione delle botteghe sia per la quantità di artisti presenti, non dava molto spazio alle donne. Tra le prime donne considerabili artiste viene in mente Caterina de’ Vigri (nel 1712 canonizzata santa), fondatrice e prima badessa del convento non più esistente delle clarisse del Corpus Domini di Bologna, musicista, miniaturista e pittrice. Sempre a Bologna emerse la prima scultrice europea Properzia dei Rossi di cui ho trattato in un precedente post. In Toscana invece troviamo Maria Ormani, suora dell’ordine agostiniano, miniaturista del Breviarium Calendarium ad udus Ordinis S. Agustini, conservato nella Biblioteca imperiale di Vienna,  che riporta in un cartiglio anche firma e data Ancilla Iesu Christi Maria Ormani filia scripsit MCCCCLIII. Cosa interessante è che Maria additittura si ritrasse nel cartiglio del breviario. In confronto alle miniature di Caterina de Vigri queste hanno un’attenzione alla decorazione e all’eleganza che quelle bolognesi non hanno.

In Toscana i monasteri femminili domenicani in periodo savonaroliano divennero delle vere e proprie botteghe artistiche.

Un chiaro esempio di questo è rappresentato dalla storia di Suor Plautilla Nelli (Firenze 1523-1588). Plautilla, al secolo Polissena, era figlia di Piero di Luca Nelli, agiato mercante di stoffe, dei Nelli di San Lorenzo, quelli che hanno dato il nome al famoso Canto e i natali a Bartolommea mamma di Machiavelli.

A 14 anni prese i voti nel convento di Santa Caterina da Siena in Cafaggio.  Per alcuni, come il Vasari, fu probabilmente allieva di fra Paolino da Pistoia, che aveva avuto come maestro Fra Bartolomeo presso il convento di san Marco, per altri fu una completa autodidatta. Ebbe in ogni caso la possibilità di studiare una collezione di disegni di Fra Bartolomeo che erano conservati nel convento, sebbene il suo stile non si allinea alla  bella maniera per restare legato ad una pittura più convenzionale.

Fu eletta varie volte priora del convento e dimostrò una notevole capacità imprenditoriale, riuscendo con le vendite dei suoi dipinti ad essere il maggior introito del convento. Le sue consorelle e allieve non raggiungeranno la sua fama ma si può supporre ci fosse un’organizzazione simile ad una bottega artistica. Tra queste si ricordano Prudenzia Cambi, Agata Traballesi, Maria Ruggeri, Maria Angelica Razzi.

Dal 9 marzo aprirà agli Uffizi la mostra curata da Fausta Navarro, che si inserisce nel nuovo programma del direttore Eike Schmidt di dare più spazio alle opere di artiste donne.

Quasi 20 anni fa vi era già stato un certo interesse verso la suora pittrice col convegno organizzato a Fiesole nel 1998 dalle università americane Geoegetown e Syracuse.

La mostra fiorentina nasce grazie all’interesse di Jane Fortune, fondatrice di The Advancing Women Artists Foundation (AWA), che dopo aver visto un manoscritto di Plautilla, ebbe la possibilità di osservare le sue opere, rimanendone affascinata. Data la pessima conservazione delle opere la fondazione americana si attivò per restaurarle.

Tra le sue opere pittoriche, solo poche sono conosciute: la Pentecoste di Perugia,

Plautilla Nelli, La Pentecoste, Perugia, chiesa di san Domenico

il Compianto sul Cristo morto del Convento di San Marco,

Plautilla Nelli, Compianto sul Cristo morto http://alchetron.com/Plautilla-Nelli-1060497-W

il Matrimonio mistico di santa Caterina della Collegiata di Empoli,

Plautilla Nelli, Matrimonio mistico di S. Caterina da Siena, Empoli, Collegiata

L’ultima cena proveniente dal convento di santa Caterina ed oggi nel refettorio di Santa Maria Novella, è l’unica opera firmata da Plautilla e l’unico esempio di cenacolo di mano femminile.

Plautilla Nelli, Ultima cena, olio su tela

Sono state da poco restaurate da Rossella Lari due delle tre lunette del convento di santa Caterina oggi conservate presso il Museo del cenacolo di San Salvi.

Una lunetta raffigura santa Caterina da Siena che riceve le stimmate,

Plautilla Nelli, Santa Caterina da Siena riceve le stimmate

Un’altra san Domenico che riceve la cintura dalla Vergine.

Plautilla Nelli, San Domenico riceve la cintola dalla Vergine

La terza lunetta con la Crocifissione si trova presso la Certosa del Galluzzo.

Esposto in mostra un dipinto di devozione domenicana con Santa Caterina, restaurato grazie all’AWA.

Plautilla Nelli, Santa Caterina con il giglio, olio su tela. Photo Dominigue Erabatti

Delicata la Madonna addolorata, copia di Alessandro Allori. Plautilla guardò moltissimo sia alle opere dell’Allori sia a quelle del Sogliani.

Plautilla Nelli, Madonna addolorata

Plautilla Nelli, Madonna addolorata, depositi di Palazzo Pitti

Nel Gabinetto delle stampe e dei disegni di Firenze sono conservati 9 disegni attribuiti a Plautilla. Qui di seguito 3 esemplari.

Dopo aver visto la mostra spero  di potervela raccontare…

Come postilla copio il passo tratto dalle Vite (ed. giuntina) di Vasari che parla di Plautilla:


Di queste la prima è suor Plautilla, monaca et oggi priora nel monasterio di S. Caterina da Siena in Fiorenza in sulla piazza di San Marco, la quale cominciando a poco a poco a disegnare et ad imitar coi colori quadri e pitture di maestri eccellenti, ha con tanta diligenza condotte alcune cose che ha fatto maravigliare gl’artefici. Di mano di costei sono due tavole nella chiesa del detto monasterio di S. Caterina; ma quella è molto lodata dove sono i Magi che adorano Gesù. Nel monasterio di S. Lucia di Pistoia è una tavola grande nel coro, nella quale è la Madonna col Bambino in braccio, San Tommaso, S. Agostino, S. Maria Maddalena, S. Caterina da Siena, S. Agnese, S. Caterina martire e S. Lucia; et un’altra tavola grande di mano della medesima mandò di fuori lo spedalingo di Lemo. 

Nel reffettorio del detto monasterio di S. Caterina è un Cenacolo grande, e nella sala del lavoro una tavola di mano della detta; e per le case de’ gentiluomini di Firenze tanti quadri che troppo sarei lungo a voler di tutti ragionare. Una Nunziata in un gran quadro ha la moglie del signor Mondragone spagnuolo; et un’altra simile ne ha madonna Marietta de’ Fedini. Un quadretto di Nostra Donna è in S. Giovannino di Firenze; e una predella d’altare è in S. Maria del Fiore, nella quale sono istorie della vita di S. Zanobi, molto belle. E perché questa veneranda e virtuosa suora, inanzi che lavorasse tavole et opere d’importanza, attese a far di minio, sono di sua mano molti quadretti belli affatto in mano di diversi, dei quali non accade far menzione. Ma quelle cose di mano di costei sono migliori che ella ha ricavato da altri, nelle quali mostra che arebbe fatto cose maravigliose se, come fanno gl’uomini, avesse avuto commodo di studiare et attendere al disegno e ritrarre cose vive e naturali. E che ciò sia vero, si vede manifestamente in un quadro d’una Natività di Cristo ritratto da uno che già fece il Bronzino a Filippo Salviati. Similmente il vero di ciò si dimostra in questo, che nelle sue opere i volti e fattezze delle donne, per averne veduto a suo piacimento, sono assai migliori che le teste degli uomini non sono, e più simili al vero. Ha ritratto in alcuna delle sue opere, in volti di donne, madonna Gostanza de’ Doni, stata ne’ tempi nostri essempio d’incredibile bellezza et onestà, tanto bene, che da donna in ciò, per le dette cagioni non molto pratica, non si può più oltre desiderare. 


Rapsodia in Blu

Il colore blu lo troviamo usato moltissimo in arte contemporanea soprattutto nelle sfumature più accese e squillanti.

Lungi da me fare una storia del colore…è solo un divertissement in Blu!

Picasso vecchio e bambino

Pablo Picasso, Vecchio cieco e bambino, 1903, Museo Puskin, Mosca

 

Monet ninfee blu

Claude Monet, Ninfee blu 1916-19, Musee d’Orsay

 

Piet Mondrian, Albero rosso,  1909, Museo municipale dell’Aia

 

Gino Severini, Ballerina blub, 1912, collezione Mattioli in deosito presso collezione Peggy Guggenheim, Venezia

 

Osvaldo Licini, Amalasunta su fondo blu, 1955

 

Franz Marc, Die grossen blauen Pferde (The Large Blue Horses), 1911

 

Katsushika Hokusai, La grande onda presso la costa di Kanagawa, serie Trentasei vedute del monte Fuji (1830-1832), xilografia policroma, Honolulu Museum of Art

 

Franz Klein

 

Yves Klein, Antropometrie in blu

Yves Klein, Antropometrie

 

Joan Mirò, Peinture (Étoile Bleue), 1927

 

Lucio Fontana, L’attesa, Il telefono rotto, 1959-66

 

Matisse, Henri (1869-1954) Nudo blu IV, 1952

 

Vincent van Gogh, La Notte stellata, 1889, Museum of Modern Art New York

Vincent van Gogh, La Notte stellata, olio su tela, 1889, Museum of Modern Art di New York

 

Magritte, Le Retour, 1940, Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles / photo : J. Geleyns / Ro scan


Suzanne Valadon e Renoir


Pierre-Auguste Renoir ebbe moltissime modelle e con la maggior parte intrattené rapporti amorosi.
Una donna importante fu Suzanne Valadon, modella e amante. Entrambi originari del Limoges, per alcuni anni vennero travolti da una profonda passione. Un’altra modella-amante fu Aline Charigot, dal passato meno burrascoso di Suzanne, che riuscì dopo vari anni a farsi sposare dal pittore, di natura poco propenso a legami familiari.

Le due donne rivali sono le protagoniste della serie di “danze” del pittore.
In Danse à la campagne vediamo Aline sorridente e accaldata ballare col pittore Paul Lothe. L’atmosfera è gioviale, intima.

Pierre-Auguste Renoir, Danse à la campagne

Pierre-Auguste Renoir, Danse à la campagne, 1883, Musée d’Orsay

Suzanne è invece la modella di Danse a la Ville. La donna è elegante, un po’ assente, quasi algida quasi in corrispondenza della freddezza del salone. L’uomo è  Pierre Lhote, amico del pittore.

Pierre-Auguste Renoir, Danse à la Ville, 1883, Musée d'Orsay, Paris

Pierre-Auguste Renoir, Danse à la Ville, 1883, Musée d’Orsay, Paris

Sempre Suzanne è la modella di Danse à Bougival e il cavaliere è Eugene Pierre Lestringuez, ufficiale del ministero dell’interno e amico di Renoir.

Pierre-Auguste Renoir, Danse à Bougival, Boston

Pierre-Auguste Renoir, Danse à Bougival, Museum of Fine Arts in Boston, 1883

Le due ultime danze vennero dipinte prima della Danse à la campagne dove appare Aline fome modella. Fu una scelta tematica? Il volto di Aline era più adatto per un ritratto campagnolo? Oppure Aline volle essere modella per la tela spodestando la rivale?

L’amore tra Suzanne e Renoir durò poco, soppiantato da quello più forte con Aline. Quando Renoir e Suzanne partirono per Guernsey per dipingere alcune opere vennero scoperti da Aline, e l’episodio sancì la fine della storia con la Valadon. Aline diverrà la moglie di Renoir nel 1890 e sarà la madre dei suoi tre figli.

Ritroviamo le due giovani donne nell’opera Les grandes baigneuses: la bionda è Aline e la bruna in primo piano è Suzanne.

Pierre-Auguste Renoir, Les grandes baigneuses, 1887, Philadelphia museum

Pierre-Auguste Renoir, Les grandes baigneuses, 1887, Philadelphia museum

Suzanne e Pierre Lothe sono i modelli della coppia a sinistra nel dipinto Gli ombrelli. La coppia è stata dipinta per ultima, come si vede dal cambio di registro tra questa e gli altri personaggi più prettamente impressionisti.

 

Pierre-Auguste Renoir, Gli ombrelli, 1881-86, Londra, National Gallery

Pierre-Auguste Renoir, Gli ombrelli, 1881-86, Londra, National Gallery

 

Suzanne è molto presente nei dipinti di Renoir. Vediamo ad esempio tre dipinti che la ritraggono:

Pierre-Auguste Renoir, Valadon

Pierre-Auguste Renoir, Profilo di Suzanne Valadon, National Gallery if art, Washington DC, 1885

Pierre-Auguste Renoir

Pierre-Auguste Renoir, Suzanne Valadon, 1885 ca, collezione privata

Pierre-Auguste Renoir, La treccia

Pierre-Auguste Renoir, La treccia, 1884

 


Primo giorno

image

Lenzuola bianche in un armadio
Lenzuola rosse in un letto
Un figlio in una madre
La madre nei dolori
Il padre davanti alla stanza
La stanza nella casa
La casa nella città
La città nella notte
La morte in un grido
E il figlio nella vita.

È il tuo primo compleanno Lapo. Un anno di amore assoluto. Auguri da mamma e babbo!


BARRY X BALL. Il nuovo e l’antico.

Barry X Ball (la X è un’aggiunta “artistica” al nome vero) è un artista americano, classe 1955.

Le sue opere si caratterizzano per il materiale, il marmo e le pietre  e per la tecnica, la scansione in 3D.

In realtà l’autore parte da opere abbastanza astratte come le due seguenti:

Barry X Ball, Crux Commissa, 1987 - 1989, legno, gesso, oro 24K, metallo ossidato

Barry X Ball, Crux Commissa, 1987 – 1989,
legno, gesso, oro 24K, metallo ossidato

1990 - 1991 Barry X Ball, The Birth of the Virgin, Composite construction, 24K gold, ultramarine blue pigment (PB29)

Barry X Ball, The Birth of the Virgin, Composite construction, 24K gold, ultramarine blue pigment (PB29), 1990 – 1991

Per arrivare al figurativo, creando  ritratti ma non solo, caratterizzati da una profonda riflessione sia sul soggetto sia sul materiale. Normalmente i soggetti sono l’autore stesso e galleristi e personaggi da lui conosciuti.

Ad esempio la serie di teste raffiguranti  il gallerista Giuseppe Panza di Biurmo, quest’anno ripresentata durante Icastica ad Arezzo.

Ersatzkopf (from the Pseudogroup of Giuseppe Panza),1998 - 2000, Macedonian marble, stainless steel

Ersatzkopf (from the Pseudogroup of Giuseppe Panza),1998 – 2000, Macedonian marble, stainless steel

Barry X Ball, Terminal Figure (from the Pseudogroup of Giuseppe Panza),1998 - 2001, Macedonian marble, stainless steel

Barry X Ball, Terminal Figure (from the Pseudogroup of Giuseppe Panza),1998 – 2001, Macedonian marble, stainless steel, 1998-2001

Ciò che lo contraddistingue è soprattutto la ri-creazione di opere del passato in chiave moderna. X Ball parte dalla realtà oggettiva, dall’opera di un artista del passato per perfezionarla. Le sue opere non sono copie sono analisi delle opere del passato, cercando di capire quali sono le imperfezioni, gli errori, dovuti magari ai mezzi tecnici dell’epoca per riproporre l’opera in modo migliore.

Qui di seguito una foto che mostra la prima fase del suo metodo compositivo, lo studio del soggetto.

L’Ermafrodito dormiente è un’opera famosissima conservata al Louvre. X Ball in collaborazione  col museo parigino studia l’opera per eseguirla di nuovo ma epurata degli errori.

Mentre viene fotograto l'Ermafrodito

Barry X Ball e assistenti mentre riprendono e fotografano l’Ermafrodito dormiente conservato al Louvre

D'apres dallErmafrodito, conservato al Louvre

D’apres dallErmafrodito dormiente, conservato al Louvre

L’ansia di perfezione, che è molto americana e che è molto contemporanea, fa parte del complesso di fenomeni di “industrializzazione” dell’arte. Ogni imperfezione deve essere sanata. Il critico Bob Mickas definisce il suo lavoro come “classicismo perverso”.

Nel suo studio newyorkese  X Ball è aiutato da 20 assistenti. Le opere antiche vanno scansionate in 3D e si procede poi ai disegni sempre con un enorme I-Mac per definire gli aggiustamenti all’opera originaria. L’artista non è quindi un nostalgico (vedi Panza in Ricordi di un collezionista) e usa la tecnologia più attuale. L’opera viene poi modellata e rimodellata finché non risulta “perfetta”. L’intaglio delle pietre, la levigatura, l’applicazione delle foglie d’oro viene fatta a mano (quest’ultima anche dalla suocera). Trovo molto interessante che X Ball parta dall’arte antica e la perfezioni utilizzando tecnologie modernissime, ma contemporaneamente lavorandoci per infinite ora, quindi utilizzando il tempo in senso antico sebbene l’etica attuale sia che il tempo è denaro.

La stessa opera viene replicata a volte in materiali diversi, tra l’altro X Ball ricerca sempre marmi e pietre poco usate. Envy è un d’après dalla scultura L’Invidia di Giusto le Court del 1670  conservata a Ca’ Rezzonico, come ben si vede nelle foto seguenti.

Barry X Ball, l'Invidia

Barry X Ball, Envy, onice bianca dell’Iran

Barry X Ball l'Invidia

Barry X Ball,  Envy, onice del Messico

Barry X Ball, l'Invidia

Barry X Ball, Envy, marmo nero del Belgio

Barry X Ball, l'Invidia, onice ambra

Barry X Ball, Envy, calcite del favo dorata del Messico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche nelle varie versioni dell’opera Purity, che è tratta da La Purità o La Dama velata di Antonio Corradini (1720 ca.), sempre a  Ca’Rezzonico,  utilizza pietre differenti.

Il legame di X Ball con l’Italia è molto forte per vari motivi: molti capolavori del passato a cui fa riferimento sono italiani, molto spesso la pietra usata è italiana (vedi Carrara) e soprattutto sono italiani i primi a riconoscere e stimolare il suo lavoro.

Italianissimo il capolavoro da X Ball ri-creato: Forme uniche nella continuità dello spazio di Umberto Boccioni. Ne esistono molte versioni conservate tra l’Europa e gli USA. Barry X Ball afferma che Boccioni non essendo scultore e dovendo ricorrere alla tecnologia esistente all’inizio del ‘900 non aveva potuto certamente portare a compimento ciò che aveva ideato. a partire dal materiale il bronzo, uno dei materiali più antichi, che non avrebbe potuto incarnare la modernità fortemente urlata dai futuristi. Così X Ball oggi grazie alla tecnologia attualmente disponibile riesce a creare quella quarta dimensione inseguita dai futuristi. X Ball dice: “I did what Boccioni would have done in his dreams”.

Barry X Ball, Perfect forms

Barry X Ball, Perfect forms

 

Umberto Boccioni, Forme uniche nella continuità dello spazio

Umberto Boccioni, Forme uniche nella continuità dello spazio

Perfect Forms é la prima opera che non è stat realizzata in pietra da X Ball.

L’autore ha attualmente in progetto adesso lo studio e la creazione del d’après dal Monumento funebre di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia.

 

NB: le foto le ho riprese dal sito dell’autore http://www.barryxball.com/index.php


Icastica 2014. Piccolo contributo sul Corriere Fiorentino

Mi fa piacere condividere un articolo di Agnese Fioretti, apparso on line giovedì passato. La giornalista ha fatto il punto sulla manifestazione che si chiuderà a breve ed ha intervistato tra gli altri anche me:

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/arte_e_cultura/14_ottobre_13/icastica-si-icastica-no-b8f536c0-52ea-11e4-85bc-ae2c923c550c.shtml

Chiaramente lo spazio di un articolo non permette di approfondire molto il tema, che io avevo comunque già trattato in due interventi precedenti (vedi Icastica 2014 e Andres Serrano) dove risulta più chiara la mia opinione sull’evento.

Buona lettura!

 

 

 


Il volto e il corpo della “terribile Maria”. Suzanne Valadon modella di Puvis de Chavannes.

Marie a 17 anni  fu la modella di Puvis de Chavannes, del quale, nonostante i 40 anni di differenza, divenne l’amante.

La passione durò solo 6 mesi anche per la diversità enorme dei due caratteri, selvaggia e ribelle lei posato e calmo lui.

 

Bellissimo lo studio a pastello che Puvis fa di Marie-Suzanne.

Pierre Puvis de Chavannes,  Suzanne Valadon ritratta nuda, pastelli su carta, 1880

Pierre Puvis de Chavannes, Suzanne Valadon ritratta nuda, pastelli su carta, 1880

Altro disegno che ritrae Suzanne è il seguente:

Pierre Puvis de Chavannes, disegno di donna nuda vista da dietro, modella Suzanne Valadon

Pierre Puvis de Chavannes, disegno di donna nuda vista da dietro, modella Suzanne Valadon

 

Sicuramente è Suzanne la modella che Puvis usa per alcune opere degli anni ’60, come potrebbe essere l’esempio qui sotto:

Pierre Puvis de Chavannes, Jeunes filles au bord de la mer, Musée d'Orsay, Parigi

Pierre Puvis de Chavannes, Jeunes filles au bord de la mer, Musée d’Orsay, Parigi

o quello seguente:

Pierre Puvis de Chavannes, Bagnanti

Pierre Puvis de Chavannes, Bagnanti


Andres Serrano. Postilla critica ad Icastica 2014

Ho già parlato di Icastica ma ho tralasciato alcuni autori. Voglio perciò fare un piccolo affondo sulla presenza ad Arezzo di un’opera dell’artista newyorchese Andres Serrano.

Chi è Serrano? è un noto fotografo americano che ha sempre suscitato reazioni contrastanti per la forza delle sue proposte, sempre in grande formato, e per l’uso impertinente di media come sangue, liquido seminale, urina, latte materno. Considerato un grande innovatore, le sue opere colpiscono sia per i temi, che per il loro essere dirette quasi sfrontate ma nel contempo esteticamente belle, quasi patinate. In questo contrasto, che smuove lo spettatore nelle viscere, costretto  a sentimenti  antitetici, dall’attrazione alla repulsione, dall’ammirazione alla paura, sta la sua poetica e la sua forza. La sua arte post-concettuale cerca proprio una reazione forte, vuole scioccare il pubblico trattando temi come la morte, la povertà, i bisogni indotti dalla società dei consumi,  caricando il tema usando strumenti inusuali e sconvolgenti e usando una fotografia tipicamente pubblicitaria.

Famosissimo il suo Piss Christ: una foto di un crocifisso immerso in quella che si sostiene essere l’urina stessa dell’autore.

Andres Serrano, Piss Christ, 1987

Andres Serrano, Piss Christ, 1987

L’opera, che vinse il premio Awards in the Visual Arts del Southeastern Center for Contemporary Art,  fu danneggiata nel 2011 da un gruppo di cattolici durante un’esposizione ad Avignone. Serrano aveva voluto sintetizzare la dicotomia tra corpo e anima, tra la condizione terrena e la divinità, arrivando ad affermare che anche nelle manifestazioni più “basse” o corporali del nostro corpo si poteva trovare la divinità. Da molti l’opera venne invece vista come blasfema e offensiva e l’autore venne contestato sia da gruppi cattolici che di estrema destra. Contrariamente a quanto si può pensare Serrano nasce cattolico e si dichiara cristiano. Nelle sue opere affronta le sue personali ossessioni sulla cristianità.

Famosissima anche la serie The morgue (1991), foto di cadaveri all’obitorio. Anche qui, come in tutta la sua produzione, Serrano ricerca la bellezza. Le foto vivono quindi in un contrasto pruriginoso: sono raffigurazioni di morti, ma al tempo stesso questi corpi vengono fotografati con una bellissima luce, a rappresentare quasi dei Memento Mori, quasi dei dipinti.

 

Questa piccola premessa serve per presentare l’opera di Serrano esposta ad Icastica.

L’istallazione – che si trova all’interno della GCAC – fa parte dei così detti Holy Works, una serie di lavori che riprendono l’iconografia cristiana tradizionale riproponendola in versione moderna attraverso il mezzo fotografico. L’opera di Serrano qui esposta riprende il tema dell’ultima cena attraverso i 12 ritratti dei commensali.

Andres Serrano, Holy works, Ultima cena, Icastica 2014

Andres Serrano, Holy works, Ultima cena

Andres Serrano Holy Works, Ultima cena, particolare

Nella serie Holy Works del 2011 Serrano riprende la pittura fiamminga e le sacre rappresentazioni, l’arte sacra moderna con quel senso di forzatamente drammatico e splatter che è molto vicino alla poetica di Serrano.

Manca l’accostamento di sacro e osceno, di sesso e religione che era già stato trattato in alcune foto facenti parte della serie A history of sex, nemmeno tanto sconvolgenti se riandiamo con la memoria a certe opere di Egon Schiele o ancor più indietro nel tempo Pietro Aretino

Qui  Serrano si presenta come artista “sacro”. Riprende e reinterpreta l’arte sacra tradizionale, ripresentandola in versione fotografica.  Non c’è provocazione ma volontà di rendere “vere” le immagini dell’iconografia cristiana.  La sua passione per l’arte sacra è genuina e infatti colleziona arredi e immagini sacre del XVI e XVII secolo nella sua casa.

I ritratti sono molto puliti, affiorano tra colori vivaci ed espressioni drammatiche da una luce prettamente caravaggesca, come del resto in tutta l’opera dell’artista. La serie è sicuramente meno sconvolgente delle opere citate qui sopra, ma non va dimenticato che il lavoro di Serrano include serie bellissime come Nomads,  Klan series, America che presentano ritratti potenti sebbene meno impattanti. Il suo approccio è freddo, assolutamente non emotivo. Osserva e compone in maniera scientifica. Le sue sono ricerche più che mere provocazioni, sebbene la provocazione e il contrasto sia costantemente cercato. Non ci dimentichiamo che l’epoca in cui ha iniziato a muoversi  Serrano erano gli anni m’80 e ’90 a New York. Una componente modaiola e di provocazione era imprescindibile.

Questa serie di ritratti di uomini di varie età e di varie espressioni, incastonati in cornici nere, colpisce per la forza impressionante che emanano le immagini.  Peccato la sala in cui è esposta non permetta una visione totale dell’opera da una certa distanza.

Qualche piccolo contributo su Youtube:

 


ICASTICA 2014. Arezzo ci riprova con l’arte contemporanea.

15 GIUGNO – 31 OTTOBRE
AREZZO

 

Avete ancora un po’ di tempo per andare ad Arezzo a visitare questa mostra-evento che è stata pensata come tentativo di demusealizzare l’arte. Cosa significa demusealizzare? significa portare l’arte in mezzo a noi, nelle città, per le strade. Siamo restii ad andare nei musei? bene è l’arte che ci viene incontro, che si palesa lungo percorsi quotidiani all’interno della città. Beh tanto di cappello perché è proprio una bella iniziativa.

Icastica propone artisti noti e meno noti non solo per le vie cittadine ma anche nei musei e nelle gallerie aretini in modo da inserire l’arte contemporanea in mezzo a reperti etruschi e pezzi d’arte medievale e moderna. Tra l’altro questo dà modo di poter visitare questi luoghi spinti da motivazioni nuove. A volte basta così poco per destare o ri-destare l’interesse verso alcune realtà!

Veniamo agli autori. A cominciare dai più noti: Damien Hirst, Tim Ellis, Michelangelo Pistoletto, Julie Legrand, Andres Serrano. C’è chi affascina e chi delude.

Ad esempio l’opera Pecora morta di Damien Hirst, che ha destato proteste tra gli animalisti.

Si tratta di un montone nero morto e immerso nella formaldeide dentro ad un contenitore di vetro, con il vezzo di un solo corno dorato.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/13/arezzo-polemica-su-hirst-e-la-pecora-morta-in-mostra-animalisti-scrivono-al-sindaco/1026893/

pecora_moeta_damien_hirst_icastica_arezzo

Damien Hirst, Pecora morta

Come sempre le opere di Hirst suscitano polemiche. In questo l’autore è proprio bravo, dato che cerca la reazione, il sensazionalismo, il creare disagio. A volte capita di chiedersi se l’opera sta tutta lì, nel creare un gossip, una polemica. Hirst parte dalla quotidianità più scomoda, da temi quali la clonazione, la morte, la dipendenza dell’uomo moderno dai farmaci. Temi già conosciuti ma non per questo banali. Ma dietro allo scandalo che suscitano c’è altro? Sinceramente il mio misero parere è che l’opera rimane un casus belli, e nel contempo non è più opera, ma titolo di giornale. La reazione suscitata dovrebbe creare un pensiero, una riflessione. Se questa opera è o ambisce ad essere arte concettuale o meglio post-concettuale dovrebbe avere come scopo la riflessione su di un argomento. In realtà Hirst partito in maniera aggressiva fin dagli esordi, non riesce a raggiungere lo scopo artistico ma solo quello di marketing personale. La sua è un’arte che è palesemente molto ancorata al passato, quasi un epigono molto tardo di Duchamp, di Manzoni, di Paolini e di Beuys. Per questo non capisco nemmeno il clamore suscitato dalle sue opere. Sono veramente così nuove, critiche, originali o sono solamente dettate dalla voglia di far parlar di sé? E pongo un altra domanda: è possibile che l’arte contemporanea debba necessariamente trattare di morte e viscere, di escrementi e dolore? è mai possibile che dismessi i colori e i materiali classici non si trovi altro per rinnovare l’arte che utilizzare il soggetto anche come media?

Veniamo adesso a Tim Ellis. La presenza di opere varie di Ellis, dai Banner agli Objects, sia all’ultimo piano della Galleria Civica d’Arte Contemporanea che all’interno della Casa-Museo di Ivan Bruschi dà la possibilità di visitare questo interessantissimo luogo d’arte, spesso snobbato nelle visite alla città. Molto curioso l’uso delle pinze nei suoi banner. Devo dire che però alla fine della visita di Casa Bruschi mi erano rimaste più impresse alcune opere conservate nella casa-museo più che questi inserimenti d’arte contemporanea…ma questo è anche giusto.

Tim Ellis

Tim Ellis

Ho trovato molto interessante l’istallazione di Michal Trpak lungo corso Italia, con tanti uomini volanti con ombrelli aperti e il gruppetto davanti alla stazione, le sculture sedute in piazza san Francesco e quelle arrampicate sulle colonne dei portici di via Roma di Studio AFA ITALIA che si mescolano bene con i turisti e gli aretini di passaggio, e la donna sdraiata, pur nella sua classicità,  davanti a Piazza San Michele e il cavaliere di piazza Guido monaco del messicano Javier Marin.

Michal Trpak

Michal Trpak

Michal Trpak

Michal Trpak

http://www.michaltrpak.com/cs/

Studio Afa Italia

Studio Afa Italia

http://www.studioafa.it/it/

http://javiermarin.com.mx/

Impressionante la spirale di vetro costruita da Costas Varotsos e allestita all’interno del cortile del Museo d’arte Medievale e Moderna – un museo tanto ricco di opere tanto stanco, vecchio, abbandonato dalla Soprintendenza (non hanno nemmeno un catalogo!).

Costas_Varotsos_icastica

Costas Varotsos

Varotsos utilizza il vetro, l’acciaio e la pietra nella costruzione delle sue opere, ma è il vetro che è il materiale che lo contraddistingue. Il vetro è un materiale non duttile ma soprattutto trasparente, che si inserisce nell’ambiente facendosene permeare.

Costas_Varotsos_icastica

Costas Varotsos

Ogni “cerchio” è un modulo a sé, ma il susseguirsi dei cerchi di vetro li trasforma in una spirale, che ben s’innesta nel cortile di Palazzo Bruni-Ciocchi.

http://www.costasvarotsos.gr/

Bella anche l’istallazione di Michelangelo Pistoletto, all’interno di Sant’Ignazio con una miriade di coperchi grandi piccoli, di latta, di acciaio, colorati o meno posti a mo? di piatti di batteria.

Michelangelo Pistoletto, Terzo Paradiso

Michelangelo Pistoletto, Terzo Paradiso

Divertente oltre che geniale l’istallazione di Fabio Viale all’interno del cortile del Palazzo Comunale con due “sacchetti” con buchi a fare il verso a due “maschere” fatte da buste di carta…in questo caso il materiale è però il marmo! Appena la vedi pensi ad un materiale molto leggero e poi ti viene spontaneo di toccarla e rimane molto impressionato…marmo! L’opera si intitola Arrivederci e grazie ed ha il primo premio della giuria del Premio Fondazione Henraux 2012.

Fabio Viale, Arrivederci e grazie, marmo, Icastica

Fabio Viale, Arrivederci e grazie, marmo

Sempre dello stesso autore in mostra ci sono più opere esposte all’interno della Galleria Civica d’arte contemporanea: la Pietà a piano terra, la Madonna all’ultimo piano che più che marmo sembra polistirolo! Fantastici i due pneumatici intrecciati sempre doverosamente di marmo, ma con un effetto straniante…

Fabio Viale, Ruote, marmo

Fabio Viale, Ruote, marmo

La foto è ripresa da http://www.picamemag.com/unbelievable-marble-sculptures/

Bravissimo nella tecnica ed estroso nel riuscire ad utilizzare opere imponenti già per il fatto di essere in marmo come strumenti di performance. come quando fece navigare una barca di marmo sul Tevere! Il pensare di dare leggerezza al marmo o di utilizzare un materiale del genere per degli oggetti leggeri come un rotolo di carta igienica o un aeroplanino di carta!

Ho trovato invece molto deludente la mostra di Pedro Cabrita Reis all’interno di Palazzo Chianini-Vincenzi, che si limita a scarabocchiare su riproduzioni fotografiche della Storia della vera croce di Piero della Francesca.

http://www.pedrocabritareis.com/

Ma l’autore che più mi ha colpito è Rashad Alakbarov, artista di Baku (Azerbaijan) che costruisce sculture che creano grazie ad un uso geniale delle luci delle immagini sulle pareti. Sono opere doppie dove il materiale e la forma della scultura vengono utilizzati e stravolti grazie alla luce per creare immagini bidimensionali sul muro. Una tecnica nuova che non credo sia ancora stata definita. Molto originale, nuovo, fresco, ingegnoso. Bello.

Rashid_Alabkarov

Rashad Alabkarov

http://rashadalakbarov.com/en/biography/

 

Per chi volesse alcune informaioni questo è il sito della mostra: http://www.icastica.it/  http://www.icastica.it/artisti-e-opere/


Marie-Clementine Valadon in arte Suzanne Valadon

Figlia di una cucitrice ragazza madre, destinata ad essere anch’essa una “poco di buono”. Serva, cavallerizza per i circo, fioraia al mercato di Pigalle, pasticcera, modista, modella  e infine artista. Mamma di quell’artista tormentato che sarà Utrillo.

Suzanne Valadon e la madre

Suzanne Valadon e la madre

Vediamo qui di seguito alcune foto che la ritraggono e alcune notizie biografiche.

Suzanne_Valadon

Suzanne nata Marie-Clementine (1865-1938) fu sempre un personaggio scandaloso e chiacchierato, fuori dalle convenzioni sociali.  Fu la modella di molti dei più grandi artisti della fine ‘800 da Puvis de Chavannes a Renoir, da Zandomeneghi a Toulouse-Lautrec e Degas. In effetti fu anche l’amante della maggior parte dei pittori che frequentava e per cui posava.

Suzanne_valadon_modella

 

 

Fu Toulouse-Lautrec che la chiamò per prenderla in giro “Susanna e i vecchioni” certo alludendo alla suo essere ricercata e ambita come modella e non solo.

Suzanne_Valadon_studio_dopo_il_bagno

Ebbe da subito una vita movimentata. A 18 diventò madre e suo figlio verrà riconosciuto solo nel 1891 dal giornalista Miguel Utrillo y Molius, che però non era il padre biologico. Suzanne – che in quel periodo aveva reazioni simultanee con Toulouse-Lautrec, Renoir e il musicista Erik Satie -non ha mai rivelato chi fosse il vero padre di quel suo figlio problematico che diverrà poi pittore.

Suzanne Valadon e Maurice Utrillo

Suzanne Valadon e Maurice Utrillo

Suzanne e il figlio MAurice

Suzanne e il figlio Maurice

Fin da ragazza si era cimentata nel disegno e piano piano il suo talento venne fuori. Il primo a riconoscerlo fu Degas, l’unico pittore per cui non posò mai. Nessuno dei suoi amici e amanti pittori la incoraggiò mai a proseguire nella carriera artistica. Fu la prima donna ad essere ammessa alla Société Nationale des Beaux-arts nel 1894.

Sempre con sé la madre e il figlio precocemente alcolizzato, tanto che vengono appellati come “la Trinità dannata”. Il successo di Maurice e la vendita dei suoi dipinti permetterà alla famiglia di vivere in maniera quasi agiata.

Suzanne e Utrillo da adulto

Suzanne e Utrillo da adulto

 

Suzanne si sposerà nel 1896 all’età di 31 anni con Paul Maussis, un ricco agente di cambio. Il matrimonio d’interesse durerà 13 anni, quando Suzanne lascerà il marito per amore del giovane pittorucolo di nome André Utter, col quale si sposerà nel 1914.

La strana famiglia Suzanne, Utter e Utrillo ricompose un nuovo trio maledetto  completamento schiavo dell’alcol.

 

Suzanne Valadon, Utter, Utrillo, 1926

Suzanne Valadon, Utter, Utrillo, 1926

 

Partecipò nel 1912 al Salon des Independents e nel 1919 al Salon d’Automne, ma il suo percorso non può essere considerato lineare, non ebbe una vera formazione. Rubò stili e modi dai pittori che conosceva.

(segue)

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: