Botticelli e la Giuditta


Dopo Mantegna e Cranach è la volta di Sandro Botticelli.

La prima volta che Botticelli ha trattato il tema di Giuditta e Oloferne fu per commissione da parte di Rodolfo Sirigatti per un dittico da regalare a Bianca Cappello come decorazione di un suo scrittoio. Sono conservate agli Uffizi dal 1632.

Il dittico è ricordato nell’inventario mediceo del XVII secolo con una cornice in noce con doratura, ormai perduta. Non sappiamo però se la cornice fosse originale  e se le due tavolette fossero state pensate dall’autore come dittico.

Il ritorno di Giuditta a Betulia.

La prima scena mostra Giuditta e l’ancella mentre tornano a Betulia con la testa di Oloferne. Le due figure sono inserite in un paesaggio con un albero all’estrema destra a fare da quinta teatrale. In secondo piano si vedono  i soldati in battaglia.

Sandro Botticelli, Il ritorno di Giuditta a Betulia,  tempera su tavola, 1472, scamparto di destra di dittico, Galleria degli Uffizi, Firenze

Sandro Botticelli, Il ritorno di Giuditta a Betulia, tempera su tavola, 1472, scomparto di destra di dittico, Galleria degli Uffizi, Firenze

Giuditta incede malinconica con in una mano la spada che è stato lo strumento dell’impresa e nell’altra un rametto d’ulivo come simbolo di volontà di pace e vittoria. Il volto di Giuditta deve essere confrontato per somiglianza con quello della Fortezza (1470).

Botticelli è ancora giovane ed è memore della lezione di Filippo Lippi nell’ambientazione soave, anche se l’opera risente anche del disegno di Antonio del Pollaiolo per il parato di San Giovanni (la figura della serva Abra ricorda uno dei soldati che scorta Giovanni in prigione). Come molte sue opere anche questa è stata probabilmente ritoccata dal Botticelli in età più matura per apportarvi migliorie. Osserviamo infatti il piede di Giuditta: proprio li accanto in posizione u po’ più avanzata si intravede un altro piede poi ricoperto dal colore.

Sandro Botticelli, Il ritorno di Giuditta a Betulia, particolare, Galleria degli Uffizi, Firenze

Sandro Botticelli, Il ritorno di Giuditta a Betulia, particolare, Galleria degli Uffizi, Firenze

Tipico botticelliano è invece l’uso del colore vibrante e nervoso con lumeggiature drammatiche e antinaturalistiche.

Di questa tavoletta ne esiste una versione simile ma non identica, conservata all’Art Museum di Cincinnati. L’opera è stata molto ritoccata ed alcuni studiosi non la reputano autografa. La maggior parte dei commentatori la reputano di mano di Sandro, non opera finita ma studio per la tavoletta degli Uffizi.

Sandro Botticelli, Il ritorno di Giuditta a Betulia, Art Museum, Cincinnati, Usa

Sandro Botticelli, Il ritorno di Giuditta a Betulia, Art Museum, Cincinnati, Usa

La scoperta del cadavere di Oloferne.

La seconda tavoletta è molto più drammatica, soprattutto per una scelta limitata di colori: bianco, rosso e blu utilizzati in toni scuri. Il cadavere di Oloferne è esposto sul letto circondato dai soldati entrati nella tenda. Sembra quasi i mini corteo da Adorazione dei Magi. Il corpo nudo è stato molto studiato e molto pensate sono anche le pose dei soldati. Un po’ strano l’accostamento del corpo vigoroso e giovanile della seconda tavoletta con la testa mozzata del secondo pannello con barba e baffi bianchi.

Sandro Botticelli, La scopeta del cadavere di Oloferne, temepra su tavola, 1472, scomparto di sinistra di dittico, Galleria degli Uffizi, Firenze

Sandro Botticelli, La scoperta del cadavere di Oloferne, temepra su tavola, 1472, scomparto di sinistra di dittico, Galleria degli Uffizi, Firenze

Botticelli affronta il tema di Giuditta e Oloferne poche altre volte nella sua carriera.

Un piccolo riquadro con lo stesso tema si trova in uno dei monocromi che fingono i bassorilievi in La Calunnia. Precisamente si trova in alto all’estrema destra del dipinto. L’omicidio è stato già perpetrato, qui viene raccontato momento dell’occultamento della testa all’interno del sacco proprio prima della fuga verso Betulia.

Sandro Botticelli, Giuditta e Oloferne, particolare di La Calunnia

Sandro Botticelli, Giuditta e Oloferne, particolare di La Calunnia

L’immagine qui sopra l’ho trattada un interessante articolo su Engramma: http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=1315 “La Rivista di Engramma (ISSN 1826-901X)”

Per ultima la Giuditta di Amsterdam, riscoperta all’inizio del ‘900 nella collezione von Kauffmann a Berlino dal Frizzoni.  È un’opera tarda databile dopo il 1495.

Sandro Botticelli, Giuditta e Oloferne, tempera su tavola, Rijksmuseum, Amsterdam

Sandro Botticelli, Giuditta e Oloferne, tempera su tavola, Rijksmuseum, Amsterdam

I toni sono qui molto scuri e la trattazione è quindi maggiormente drammatica.Giuditta esce dalla tenda di Oloferne brandendo la spada e la testa mozzata con una forza e un orgoglio che mancavano nella leggiadra e mesta Giuditta degli Uffizi.  Probabilmente la narrazione più energica risente della predicazione del Savonarola, facendo diventare Giuditta il simbolo della Virtù e anche dell’istituzione repubblicana.

A seguito del restauro a destra è stata riportata in luce l’ancella che era stata coperta da una ridipintura. Purtroppo la figura originale nella sua interezza è ormai perduta.

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