Ferro e macerie. La Libia di Alì Wakwak.


Ali WakWak. Anime di materia

Complesso del Vittoriano, Piazza dell’Aracoeli, 1

16 gennaio – 28 febbraio

ingresso gratuito

a cura di Elena Croci

Alì Wakwak, Anime di Materia, Complesso del Vittoriano, Roma

Alì Wakwak, Anime di Materia, Complesso del Vittoriano, Roma

Mostra di un autore ancora sconosciuto in Italia. Una mostra particolare, che sfugge dal concetto “andiamo a fare due passi e a vedere una mostra”… una mostra per riflettere, che mi ha colpito al cuore.

Alì Wakwak è uno scultore libico, anzi è il più importante scultore libico. A 66 anni questa è la sua prima mostra in Italia. Inizia come artigiano del legno e sempre con il legno prosegue la sua carriera artistica fino al 2006 quando comincia usare il ferro. La sua vita sotto il regime di Gheddafi è stata dura tra carcere e lutti familiari.

Ali Wakwak, Ritratto

Ali Wakwak, Ritratto

Nel 2011 alla fine della guerra di Libia decide di utilizzare il materiale bellico per un intero ciclo di opere. Il ferro, gli scarti abbandonati delle armi ormai segni della violenza passata. Alì Wakwak prende questa materia e la ritrasforma in figure di uomini e di animali. Sono figure vive ma spettrali, che conservano in sé il germe malato della guerra. Sono simboli grandi della speranza. Sono simboli di un dopo. Ma in sé conservano echi di dolore e di morte.

Oltre alle figure fatte di pallottole e bulloni, ciò che colpisce maggiormente l’attenzione e smuove dentro qualcosa che sta tra il senso di colpa e l’indignazione, è un muro di elmetti uniti uno all’altro, scavati, trasformati, umanizzati ma disumani. In cima a questo muro un volto scolpito in legno, quasi un’icona del dolore.

Alì Wakwak, Anime di materia, Roma

Alì Wakwak, Anime di materia, Roma

Alì Wakwak, Muro dell'identità

Alì Wakwak, Muro dell’identità

Alì Wakwak, Muro dell'Identità, particolare del coronamento con testa lignea scolpita

Alì Wakwak, Muro dell’Identità, particolare del coronamento con testa lignea scolpita

Poetiche le sculturine del Violinista o la Civetta, che riescono per un poco a farci dimenticare l’origine della materia di cui è fatto.

Alì Wakwak, Violinista

Alì Wakwak, Violinista

Alì Wakwak, Civetta

Alì Wakwak, Civetta

 

Bella l’ambientazione al Vittoriano con le pareti bianche e i tubi dell’areazione di rame. Consiglio a tutti di andarci e di informarsi su questo intenso scultore.

Purtroppo le immagini sono un po’ così… sono capitata per caso alla mostra e avevo solo il cellulare! L’unica non mia è il ritratto di Alì Wakwak.

Qui di seguito alcuni link per avere maggiori informazioni sia sulla mostra che sull’artista:

http://mashallahnews.com/?p=7388

http://www.greenprophet.com/2012/02/libyan-war-amazing-sculptures/

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6 responses to “Ferro e macerie. La Libia di Alì Wakwak.

  • Ferro e macerie. « art4arte

    […] Ferro e macerie.. […]
    English translation:

    An exposition of an artist still unknown in Italy. Far from “let’s go for walk and see a show”. An exposition to think and reflect, that struck me to the heart.

    Alì Wakwak is a Lybian sculptor. The most famous as far as we know. At the age of 66 this is the first show in Italy. He began as a wood craftsman and with wood he prcoeed his artistic career until the 2006 when he discovered iron. He had a very hard time under the dictatrship of Gheddafi. His life passed through prison and family losses.

    After the end of the war in 2011 he deicided to use abandoned militar equipements for a series of works. Iron, shells, scraps of abandoned weapons, signs of past violence; Alì Wakwak take this matter and turns (reverts) it into human figures and animals. Spectral but alive figures, they retain sick germs of war. Symbols of a past and hope. But still with echoes of pain and death.

    In addition to the figures made by bullets and bolts, the most catching opera is a wall made of helmets. It moves along the path between guilt and indignation. Excavated, processed, humanized but inhuman. On the top of this wall a face carved in wood, almost an icon of pain.

    Poetic are “The violinist” and “The Owl”, as they tryes to make us forget for a while the origin of the material.

    Beatiful the setting. White walls and copper pipes on the ceiling. I suggest to everyone to go and to know this intense artist.

    The only pic that is not mine is the artist portrait.

    Beg your pardon for the poor pictures. When I visited the exposition I only had my smartphone with me!

    Here below some links to get more information about the exposition and the sculptor:
    http://mashallahnews.com/?p=7388

    http://www.greenprophet.com/2012/02/libyan-war-amazing-sculptures/

  • tramedipensieri

    Straordinaria mostra….
    Non conoscevo questo artista.
    Dalle immagini che hai postato percepisco il dolore, grande, terribile….e inutile. Niente fa più male nel vedere la rappresentazione dell’imbeccilità umana.

    grazie

    buona giornata
    .marta

    • art4arte

      non conosco l’artista neppure io… e mi piacerebbe saperne di più. Ho scritto solo parole che mi venivano da dentro. Sono capitata casualmente a Roma e la visita alla mostra è stata un’esperienza molto forte. Penso che spesso ci sono mostre molto pubblicizzate che hanno nomi forti ma che sono solo contenitori vuoti. Ho voluto parlare di un artista secondo me molto interessante che aveva una storia di dolore da raccontare. Grazie🙂

  • …ancora Wakwak « art4arte

    […] PS: chi non avesse letto il mio post precedente sull’artista lo trova qui: Alì Wakwak […]

  • Chiara Tartagni

    Veramente affascinante… grazie per avermelo fatto scoprire!

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