Domina Dominae


terza parte

…piccola premessa: avrei voluto inserire nell’ultima parte più autrici, ma poi ho pensato che incentrare questo piccolo excursus su un’autrice poco conosciuta ma di grande valore, forse era una scelta migliore.

FEDE GALIZIA

(1578 ?-1630)

Figlia del pittore Nunzio, nacque a Trento e si spostò a Milano quando era ancora una bambina. Alcuni sostengono che fosse nata invece a Milano. Anche la data di nascita che viene tradizionalmente citata (1578) non è sicura e forse va anticipata di 4 anni (G. Brera, 1989).

Nella bottega paterna, specializzata in artigianato di lusso (ornamenti, ventagli, stemmi), Fede ebbe modo di impratichirsi nella attività disegnativa  incisoria e miniaturistica. La sua formazione è prevalentemente artigiana e da autodidatta, non indirizzata verso lo stile di un maestro specifico. Eseguì molte copie di maestri tra cui Leonardo e Correggio (due riproduzioni del Cristo nell’orto si trovano nella Pinacoteca civica di Milano).

Dopo una partenza difficile, riesce a ricevere alcune commissioni, anche grazie a una fitta serie di conoscenze. Attraverso Arcimboldi alcuni suoi quadri arrivano a fine ‘500 a Praga alla corte di Rodolfo II, dove la pittrice riscosse un vasto successo.

Larga parte delle sue opere sono ritratti, ma la Galizia eseguì anche opere mitologiche, religiose e nature morte.

Nel 1595 esegue il ritratto dello studioso gesuita Paolo Morigia, bellissimo nella resa fisiognomica e nell’estrema cura dei particolari, come la lettera scritta e le lenti con il riflesso della finestra, di derivazione fiamminga.

Fede Galizia, Ritratto di Paolo Morigia allo scrittoio, Milano, Pinacoteca Ambrosiana

Fede Galizia, Ritratto di Paolo Morigia, particolare

Decisiva la commissione per il ritratto del medico Ludovico Settala ormai perduto, che da inizio ad un rapporto di committenza con la famiglia. Il successivo Ritratto di uomo con teschio è stato spesso spiegato come ritratto del Settala.

Fede Galizia, Ritratto di uomo con teschio (Ludovico Settala?), Milano, coll. Gregori

Tra le sue opere molto importante anche per la comparazione tematica con altri autori è la Giuditta e Oloferne firmata e datata 1596. Evidente l’attenzione al particolare soprattutto nell’abbigliamento dell’eroina  che denuncia l’apprendistato con il padre anche costumista. Molte saranno negli anni le versioni della Giuditta, tema che permetteva alla pittrice un grande studio su gioielli e stoffe e sui lati drammatici della narrazione. L’eroina è stata spesso vista come autoritratto della Galizia.

Fede Galizia, Giuditta e Oloferne, 1596, Ringling Museum of art, Sarasota, Florida, USA

Fede Galizia, Giuditta e Oloferne, particolare con la firma sul coltello.

Dodici in totale le nature morte, genere decisamente diffuso tra fine cinquecento e inizio seicento anche per il rinnovato interesse verso lo studio della botanica e della zoologia portato avanti da Aldovrandi e Fuchs. Fede conosceva le opere di Arcimboldi, ma anche la Canestra di frutta di Caravaggio (all’epoca a Milano) dalla quale verrà molto influenzata. Le nature morte non sono decisive o preponderanti nella sua produzione in realtà molto varia, sebbene i critici abbiamo puntato molto su quest parte delle sue opere. Diciamo che insieme a Panfilio Nuvolone e prima di Evaristo Baschenis riesce ad emergere all’interno del panorama della pittura lombarda. Molte delle opere di Fede e di Panfilio sono eseguita con comunità d’intenti e danno pensieri ai critici per l’attribuzione.

La prima natura morta è l’Alzata con prugne, pere e una rosa che faceva parte della collezione Anholt di Amsterdam ed è attualmente dispersa. Sul retro al dipinto furono trovati inoltre il nome dell’artista e la data 1602. Una copia un po’ più grande ma priva di firma, è conservata in collezione privata a Bassano.

Fede Galizia, Alzata con prugne, pere e una rosa, 1602

Molte delle sue nature morte emergono da un fondo scuro grazie ad una luce decisa e fredda. Sono composizioni semplici, con punto di vista molto ravvicinato. Un po’ malinconiche si potrebbero avvicinare con un mega salto temporale alle composizioni di Morandi. Lo stesso Longhi che l’apprezzava, nel 1950 le definisce “attente ma contristate”.

Fede Galizia, Natura morta con susine e gelsomini,

Fede Galizia, Natura morta con vaso di e maiolica frutta

La sua vita non fu ne avventurosa ne frenetica. Non era una bella donna ricercata nelle corti, ma una pittrice mesta. Non si sposò e rimase a vivere con la sorella Margherita e la cugina Anna nella casa paterna.

Nel 1630 durante l’epidemia di peste per causa della quale probabilmente morì, aveva fatto testamento, lasciando come eredi la cugina Anna, il cugino Carlo Enrico e i padri teatini di S. Antonio.

…………….

Al Museo d’Arte e Cultura Sacra di Romano di Lombardia in provincia di Bergamo ha aperto da poco la mostra L’oeil gourmand, visitabile fino al 16 dicembre. Non so se avrò la possibilità di andarci, ma qui di sotto metto un link dove se ne parla. Chi fosse in zona e la va a visitare magari ne può scrivere…

http://www.arte.it/calendario-arte/bergamo/mostra-l-il-gourmand-un-percorso-nella-natura-morta-dal-cinquecento-al-novecento-2024

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