Domina-Dominae


seconda parte

LAVINIA FONTANA

(Bologna 1552 – Roma 1614)

Figlia del pittore Prospero Fontana, manierista bolognese collaboratore di Perin del Vaga e di Antonia de’ Bonardis, figlia a sua volta di uno dei tipografi più importanti di Bologna. Venne dal padre istruita nella pittura nella sua bottega, dove conobbe grandi artisti come i Carracci e Giambologna, eruditi e committenti. La sua formazione è di matrice raffaellesca sebbene in seguito soprattutto dopo il suo trasferimento a Roma Lavinia si accostò alla pittura michelangiolesca di Taddeo Zuccari. Ascendenze fiamminghe nei paesaggi e uno spiccato interesse aldovrandiano verso la natura si mescolano con un colore morbido e sensuale molto prossimo al Correggio. Studiò molto le opere dei pittori che trovava nelle chiese de nelle case della sua città: Pellegrino Tebaldi, Niccolò dell’Abate e Parmigianino.

Le sue prime opere sono ritratti di personaggi di tre quarti davanti a ampie scene prospettiche, seguendo l’impostazione paterna.

I suoi autoritratti seguono invece i dettami de il Cortegiano del Castiglione come già abbiamo visto in Sofonisba Anguissola: l’immagine di una donna onesta e onorata, moglie e madre, istruita alla luce del sapere umanistico, che si dedica alla pittura, alla musica e alla lettura.

Lavinia Fontana, Autoritratto nello studio, 1579

Lavinia Fontana, Autoritratto alla spinetta con la fantesca, Roma, Accademia di San Luca

Quest’ultimo autoritratto fu inviato al futuro suocero come autopromozione durante le trattative per il matrimonio. Lavinia rimase single fino a 25 anni portando avanti la professione di pittrice. Va notato che una delle condizioni poste dalla ragazza fu di poter continuare a dipingere anche da sposata, cosa che venne addirittura definita nel contratto matrimoniale. La determinazione a dipingere è ribadita pure nel dipinto, avendo posto in secondo piano ma bene visibile l’amato cavalletto. Il marito Giovan Paolo Zappi, anch’egli pittore ma poco dotato, abbandonò la sua carriera per supportare la moglie diventandone l’assistente. Così almeno a quanto ci racconta il Malvasia. Notizie sulla sua vita si ricavano anche dalle memorie manoscritte di Marcello Oretti (ms. B 104, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, Bologna).

Nonostante la professione ebbe ben 11 figli, di cui ne sopravvissero solo tre.

Divenne famosa come ritrattista, seguendo un po’ la scia dell’Anguissola e ricevette molte commissioni dalle famiglie nobili, sempre in cerca di ritratti elogiativi. Nei ritratti Lavinia cerca di sondare la psicologia dei personaggi  studiandone molto bene la fisionomia.

Lavinia Fontana, Ritratto di nobildonna con cagnolino

Lavinia Fontana, Ritratto di gentildonna con figlia, Bologna Pinacoteca Nazionale

Eseguì anche un ritratto molto particolare il Ritratto di Antonietta Gonzales che rappresenta una manifestazione del fascino dello strano e del selvaggio subito dalla società europea fino a tutto l’800. La ragazzina era la figlia di Pedro Gonzales un indigeno delle Canarie che era affetto da una forma ereditaria rarissima di ipertricosi. Venne donato come animale esotico al re di Francia, venne educato a corte, dove si sposò. Entrambi i figli ereditarono questa malattia così raccapricciante. Anche Agostino Carracci ne aveva fatto il tema di un dipinto.

Non produce solo ritratti, ma anche dipinti nei generi che erano di pertinenza esclusiva degli uomini: pale d’altare e soggetti mitologici, magari con scene di nudo.

Tra i dipinti con temi religiosi la Natività della Vergine nella Chiesa della Santissima Trinità, l’Assunta di Ponte Santo. Il suo fervore religioso era alimentato dall’idea di “artefice cristiano” espresso nel famoso Discorso del 1582 del Paleotti.

Lavinia Fontana, Sacra Famiglia, Dresda

Altre opere hanno dei soggetti mitologici tratti soprattutto dalle opere del Tasso, che le servono come espediente per indagare stati d’animo o per omaggiare alcuni committenti. Molti erano i suoi rapporti con le accademie letteraria e soprattutto con quella dei Confusi, che divulgava l’opera dello scrittore.

Lavinia Fontana, Venere e Cupido, 1592

Lavinia Fontana, Giuditta e Oloferne

Tra il 1603 e 1604 si trasferisce a Roma dove lavora le famiglie Boncompagni, Borghese e Barberini e dove avrà la protezione del papa Gregorio XIII (Ugo Boncompagni) che la nominò La Pontificia Pittrice. Nella città eterna subirà grandi critiche per la pala con Il martirio di S. Stefano per San Paolo fuori le mura (distrutta in un incendio nel 1823),   a causa delle sproporzioni delle figure, come ci racconta il Baglione ()1642. Grandi però furono le soddisfazioni professionali.

Lavinia Fontana, Ritratto di Papa Gregorio XIII

Lavinia Fontana, Minerva in atto di abbigliarsi, 1613, Galleria Borghese, Roma

La Minerva, eseguita per Scipione Borghese, è la sua ultima opera e con i suoi colori morbidi e tenui passaggi chiaroscurali costituisce dunque il suo testamento pittorico.

Colta da una crisi mistica entrò a far parte della Figliolanza della Religione dei Padri Cappuccini e si ritirò in convento insieme al marito nel 1613, un anno prima di morire. Fu seppellita nella chiesa di S. Maria sopra Minerva.

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5 responses to “Domina-Dominae

  • marzia

    Salve, solo ora mi accorgo che è la seconda puntata dedicata alla Fontana, pittrice a me ignota.
    Coinvolgente il tuo costrutto per me che amo conoscere artisti nuovi, magari poco ancora diffusi.
    Mi pare che il suo “Venere e Cupido” possa anche richiamare Tiziano, almeno come tema. E nel “Giuditta e Oloferne” posso addirittura intravedere una campitura caravaggesca.

    • art4arte

      ciao Marzia, grazie del tuo interesse🙂
      il caravaggismo o meglio una derivazione caravaggista è abbastanza evidente sia nell’attenzione al dato naturalistico e al realismo, sia nella resa delle luci, sebbene il colore è a mio avviso prettamente bolognese…La Giuditta è un tema molto amato tra Cinque e Seicento, come tutte le eroine bibliche o tratte dalla classicità. Va comunque notata la matrice nordica della formazione della Fontana.
      Per approfondire, se ti interessa, ti consiglio di cercare il catalogo della mostra che venne fatta a Bologna nel 1994.

      • marzia

        E’ di sommo interesse per me approfondire l’arte, la sua storia e le tante presenze che la costellano.
        Conosco per motivi professionali le tematiche care all’epoca nella quale visse Lavinia. Ma ti son grata per le dritte.🙂
        Per la pittura femminile ho un debole ( sarebbe per te tedioso se ne spiegassi qui i motivi..) ; vedo solo ora che hai postato la “mia” adorata Artemisia..
        Ti ringrazio per l’indicazione della mostra bolognese.
        Sono salita varie volte in Emilia Romagna e mi rimanda là, dove vive il mio secondo figlio, conoscere qui una artista di quella terra e di così talento.

      • art4arte

        beh se ti interessa l’arte al femminile sappi che domani posterò l’ultima parte dell’articolo Domina-Dominae su tre artiste poco conosciute e che sto preparando altri due post, uno sulla Sirani e uno sulla Garzoni. Beh… forse uno anche sulle opere di Artemisia, vediamo.

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