Museo Novecento Firenze laboratori per bambini e ragazzi, si comincia da Bruno Munari, I prelibri

art4arte:

Bellissima iniziativa! Ribloggo con piacere :)

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Museo Novecento FirenzeMuseo Novecento Firenze laboratori per bambini e ragazzi. Bruno Munari, I prelibri, Corraini Edizioni. “La cultura deriva in effetti dalle sorprese, ossia cose prima sconosciute”: Munari, il genio, è punto di partenza di un ciclo di incontri sulla letteratura per l’infanzia nello splendido Museo Novecento di Firenze (vedi MAPPA), dedicato all’arte italiana del XX secolo. La serie è centrata sui grandi illustratori-artisti che hanno rivoluzionato con la loro opera il mondo dei libri per bambini. >

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Icastica 2014. Piccolo contributo sul Corriere Fiorentino

Mi fa piacere condividere un articolo di Agnese Fioretti, apparso on line giovedì passato. La giornalista ha fatto il punto sulla manifestazione che si chiuderà a breve ed ha intervistato tra gli altri anche me:

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/arte_e_cultura/14_ottobre_13/icastica-si-icastica-no-b8f536c0-52ea-11e4-85bc-ae2c923c550c.shtml

Chiaramente lo spazio di un articolo non permette di approfondire molto il tema, che io avevo comunque già trattato in due interventi precedenti (vedi Icastica 2014 e Andres Serrano) dove risulta più chiara la mia opinione sull’evento.

Buona lettura!

 

 

 


diritto allo studio… guardiamo fuori dai confini italiani!

http://www.dazeddigital.com/artsandculture/article/22027/1/germany-scraps-tuition-fees-for-all-universities


Il volto e il corpo della “terribile Maria”. Suzanne Valadon modella di Puvis de Chavannes.

Marie a 17 anni  fu la modella di Puvis de Chavannes, del quale, nonostante i 40 anni di differenza, divenne l’amante.

La passione durò solo 6 mesi anche per la diversità enorme dei due caratteri, selvaggia e ribelle lei posato e calmo lui.

 

Bellissimo lo studio a pastello che Puvis fa di Marie-Suzanne.

Pierre Puvis de Chavannes,  Suzanne Valadon ritratta nuda, pastelli su carta, 1880

Pierre Puvis de Chavannes, Suzanne Valadon ritratta nuda, pastelli su carta, 1880

Altro disegno che ritrae Suzanne è il seguente:

Pierre Puvis de Chavannes, disegno di donna nuda vista da dietro, modella Suzanne Valadon

Pierre Puvis de Chavannes, disegno di donna nuda vista da dietro, modella Suzanne Valadon

 

Sicuramente è Suzanne la modella che Puvis usa per alcune opere degli anni ’60, come potrebbe essere l’esempio qui sotto:

Pierre Puvis de Chavannes, Jeunes filles au bord de la mer, Musée d'Orsay, Parigi

Pierre Puvis de Chavannes, Jeunes filles au bord de la mer, Musée d’Orsay, Parigi

o quello seguente:

Pierre Puvis de Chavannes, Bagnanti

Pierre Puvis de Chavannes, Bagnanti


Andres Serrano. Postilla critica ad Icastica 2014

Ho già parlato di Icastica ma ho tralasciato alcuni autori. Voglio perciò fare un piccolo affondo sulla presenza ad Arezzo di un’opera dell’artista newyorchese Andres Serrano.

Chi è Serrano? è un noto fotografo americano che ha sempre suscitato reazioni contrastanti per la forza delle sue proposte, sempre in grande formato, e per l’uso impertinente di media come sangue, liquido seminale, urina, latte materno. Considerato un grande innovatore, le sue opere colpiscono sia per i temi, che per il loro essere dirette quasi sfrontate ma nel contempo esteticamente belle, quasi patinate. In questo contrasto, che smuove lo spettatore nelle viscere, costretto  a sentimenti  antitetici, dall’attrazione alla repulsione, dall’ammirazione alla paura, sta la sua poetica e la sua forza. La sua arte post-concettuale cerca proprio una reazione forte, vuole scioccare il pubblico trattando temi come la morte, la povertà, i bisogni indotti dalla società dei consumi,  caricando il tema usando strumenti inusuali e sconvolgenti e usando una fotografia tipicamente pubblicitaria.

Famosissimo il suo Piss Christ: una foto di un crocifisso immerso in quella che si sostiene essere l’urina stessa dell’autore.

Andres Serrano, Piss Christ, 1987

Andres Serrano, Piss Christ, 1987

L’opera, che vinse il premio Awards in the Visual Arts del Southeastern Center for Contemporary Art,  fu danneggiata nel 2011 da un gruppo di cattolici durante un’esposizione ad Avignone. Serrano aveva voluto sintetizzare la dicotomia tra corpo e anima, tra la condizione terrena e la divinità, arrivando ad affermare che anche nelle manifestazioni più “basse” o corporali del nostro corpo si poteva trovare la divinità. Da molti l’opera venne invece vista come blasfema e offensiva e l’autore venne contestato sia da gruppi cattolici che di estrema destra. Contrariamente a quanto si può pensare Serrano nasce cattolico e si dichiara cristiano. Nelle sue opere affronta le sue personali ossessioni sulla cristianità.

Famosissima anche la serie The morgue (1991), foto di cadaveri all’obitorio. Anche qui, come in tutta la sua produzione, Serrano ricerca la bellezza. Le foto vivono quindi in un contrasto pruriginoso: sono raffigurazioni di morti, ma al tempo stesso questi corpi vengono fotografati con una bellissima luce, a rappresentare quasi dei Memento Mori, quasi dei dipinti.

 

Questa piccola premessa serve per presentare l’opera di Serrano esposta ad Icastica.

L’istallazione – che si trova all’interno della GCAC – fa parte dei così detti Holy Works, una serie di lavori che riprendono l’iconografia cristiana tradizionale riproponendola in versione moderna attraverso il mezzo fotografico. L’opera di Serrano qui esposta riprende il tema dell’ultima cena attraverso i 12 ritratti dei commensali.

Andres Serrano, Holy works, Ultima cena, Icastica 2014

Andres Serrano, Holy works, Ultima cena

Andres Serrano Holy Works, Ultima cena, particolare

Nella serie Holy Works del 2011 Serrano riprende la pittura fiamminga e le sacre rappresentazioni, l’arte sacra moderna con quel senso di forzatamente drammatico e splatter che è molto vicino alla poetica di Serrano.

Manca l’accostamento di sacro e osceno, di sesso e religione che era già stato trattato in alcune foto facenti parte della serie A history of sex, nemmeno tanto sconvolgenti se riandiamo con la memoria a certe opere di Egon Schiele o ancor più indietro nel tempo Pietro Aretino

Qui  Serrano si presenta come artista “sacro”. Riprende e reinterpreta l’arte sacra tradizionale, ripresentandola in versione fotografica.  Non c’è provocazione ma volontà di rendere “vere” le immagini dell’iconografia cristiana.  La sua passione per l’arte sacra è genuina e infatti colleziona arredi e immagini sacre del XVI e XVII secolo nella sua casa.

I ritratti sono molto puliti, affiorano tra colori vivaci ed espressioni drammatiche da una luce prettamente caravaggesca, come del resto in tutta l’opera dell’artista. La serie è sicuramente meno sconvolgente delle opere citate qui sopra, ma non va dimenticato che il lavoro di Serrano include serie bellissime come Nomads,  Klan series, America che presentano ritratti potenti sebbene meno impattanti. Il suo approccio è freddo, assolutamente non emotivo. Osserva e compone in maniera scientifica. Le sue sono ricerche più che mere provocazioni, sebbene la provocazione e il contrasto sia costantemente cercato. Non ci dimentichiamo che l’epoca in cui ha iniziato a muoversi  Serrano erano gli anni m’80 e ’90 a New York. Una componente modaiola e di provocazione era imprescindibile.

Questa serie di ritratti di uomini di varie età e di varie espressioni, incastonati in cornici nere, colpisce per la forza impressionante che emanano le immagini.  Peccato la sala in cui è esposta non permetta una visione totale dell’opera da una certa distanza.

Qualche piccolo contributo su Youtube:

 


ICASTICA 2014. Arezzo ci riprova con l’arte contemporanea.

15 GIUGNO – 31 OTTOBRE
AREZZO

 

Avete ancora un po’ di tempo per andare ad Arezzo a visitare questa mostra-evento che è stata pensata come tentativo di demusealizzare l’arte. Cosa significa demusealizzare? significa portare l’arte in mezzo a noi, nelle città, per le strade. Siamo restii ad andare nei musei? bene è l’arte che ci viene incontro, che si palesa lungo percorsi quotidiani all’interno della città. Beh tanto di cappello perché è proprio una bella iniziativa.

Icastica propone artisti noti e meno noti non solo per le vie cittadine ma anche nei musei e nelle gallerie aretini in modo da inserire l’arte contemporanea in mezzo a reperti etruschi e pezzi d’arte medievale e moderna. Tra l’altro questo dà modo di poter visitare questi luoghi spinti da motivazioni nuove. A volte basta così poco per destare o ri-destare l’interesse verso alcune realtà!

Veniamo agli autori. A cominciare dai più noti: Damien Hirst, Tim Ellis, Michelangelo Pistoletto, Julie Legrand, Andres Serrano. C’è chi affascina e chi delude.

Ad esempio l’opera Pecora morta di Damien Hirst, che ha destato proteste tra gli animalisti.

Si tratta di un montone nero morto e immerso nella formaldeide dentro ad un contenitore di vetro, con il vezzo di un solo corno dorato.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/13/arezzo-polemica-su-hirst-e-la-pecora-morta-in-mostra-animalisti-scrivono-al-sindaco/1026893/

pecora_moeta_damien_hirst_icastica_arezzo

Damien Hirst, Pecora morta

Come sempre le opere di Hirst suscitano polemiche. In questo l’autore è proprio bravo, dato che cerca la reazione, il sensazionalismo, il creare disagio. A volte capita di chiedersi se l’opera sta tutta lì, nel creare un gossip, una polemica. Hirst parte dalla quotidianità più scomoda, da temi quali la clonazione, la morte, la dipendenza dell’uomo moderno dai farmaci. Temi già conosciuti ma non per questo banali. Ma dietro allo scandalo che suscitano c’è altro? Sinceramente il mio misero parere è che l’opera rimane un casus belli, e nel contempo non è più opera, ma titolo di giornale. La reazione suscitata dovrebbe creare un pensiero, una riflessione. Se questa opera è o ambisce ad essere arte concettuale o meglio post-concettuale dovrebbe avere come scopo la riflessione su di un argomento. In realtà Hirst partito in maniera aggressiva fin dagli esordi, non riesce a raggiungere lo scopo artistico ma solo quello di marketing personale. La sua è un’arte che è palesemente molto ancorata al passato, quasi un epigono molto tardo di Duchamp, di Manzoni, di Paolini e di Beuys. Per questo non capisco nemmeno il clamore suscitato dalle sue opere. Sono veramente così nuove, critiche, originali o sono solamente dettate dalla voglia di far parlar di sé? E pongo un altra domanda: è possibile che l’arte contemporanea debba necessariamente trattare di morte e viscere, di escrementi e dolore? è mai possibile che dismessi i colori e i materiali classici non si trovi altro per rinnovare l’arte che utilizzare il soggetto anche come media?

Veniamo adesso a Tim Ellis. La presenza di opere varie di Ellis, dai Banner agli Objects, sia all’ultimo piano della Galleria Civica d’Arte Contemporanea che all’interno della Casa-Museo di Ivan Bruschi dà la possibilità di visitare questo interessantissimo luogo d’arte, spesso snobbato nelle visite alla città. Molto curioso l’uso delle pinze nei suoi banner. Devo dire che però alla fine della visita di Casa Bruschi mi erano rimaste più impresse alcune opere conservate nella casa-museo più che questi inserimenti d’arte contemporanea…ma questo è anche giusto.

Tim Ellis

Tim Ellis

Ho trovato molto interessante l’istallazione di Michal Trpak lungo corso Italia, con tanti uomini volanti con ombrelli aperti e il gruppetto davanti alla stazione, le sculture sedute in piazza san Francesco e quelle arrampicate sulle colonne dei portici di via Roma di Studio AFA ITALIA che si mescolano bene con i turisti e gli aretini di passaggio, e la donna sdraiata, pur nella sua classicità,  davanti a Piazza San Michele e il cavaliere di piazza Guido monaco del messicano Javier Marin.

Michal Trpak

Michal Trpak

Michal Trpak

Michal Trpak

http://www.michaltrpak.com/cs/

Studio Afa Italia

Studio Afa Italia

http://www.studioafa.it/it/

http://javiermarin.com.mx/

Impressionante la spirale di vetro costruita da Costas Varotsos e allestita all’interno del cortile del Museo d’arte Medievale e Moderna – un museo tanto ricco di opere tanto stanco, vecchio, abbandonato dalla Soprintendenza (non hanno nemmeno un catalogo!).

Costas_Varotsos_icastica

Costas Varotsos

Varotsos utilizza il vetro, l’acciaio e la pietra nella costruzione delle sue opere, ma è il vetro che è il materiale che lo contraddistingue. Il vetro è un materiale non duttile ma soprattutto trasparente, che si inserisce nell’ambiente facendosene permeare.

Costas_Varotsos_icastica

Costas Varotsos

Ogni “cerchio” è un modulo a sé, ma il susseguirsi dei cerchi di vetro li trasforma in una spirale, che ben s’innesta nel cortile di Palazzo Bruni-Ciocchi.

http://www.costasvarotsos.gr/

Bella anche l’istallazione di Michelangelo Pistoletto, all’interno di Sant’Ignazio con una miriade di coperchi grandi piccoli, di latta, di acciaio, colorati o meno posti a mo? di piatti di batteria.

Michelangelo Pistoletto, Terzo Paradiso

Michelangelo Pistoletto, Terzo Paradiso

Divertente oltre che geniale l’istallazione di Fabio Viale all’interno del cortile del Palazzo Comunale con due “sacchetti” con buchi a fare il verso a due “maschere” fatte da buste di carta…in questo caso il materiale è però il marmo! Appena la vedi pensi ad un materiale molto leggero e poi ti viene spontaneo di toccarla e rimane molto impressionato…marmo! L’opera si intitola Arrivederci e grazie ed ha il primo premio della giuria del Premio Fondazione Henraux 2012.

Fabio Viale, Arrivederci e grazie, marmo, Icastica

Fabio Viale, Arrivederci e grazie, marmo

Sempre dello stesso autore in mostra ci sono più opere esposte all’interno della Galleria Civica d’arte contemporanea: la Pietà a piano terra, la Madonna all’ultimo piano che più che marmo sembra polistirolo! Fantastici i due pneumatici intrecciati sempre doverosamente di marmo, ma con un effetto straniante…

Fabio Viale, Ruote, marmo

Fabio Viale, Ruote, marmo

La foto è ripresa da http://www.picamemag.com/unbelievable-marble-sculptures/

Bravissimo nella tecnica ed estroso nel riuscire ad utilizzare opere imponenti già per il fatto di essere in marmo come strumenti di performance. come quando fece navigare una barca di marmo sul Tevere! Il pensare di dare leggerezza al marmo o di utilizzare un materiale del genere per degli oggetti leggeri come un rotolo di carta igienica o un aeroplanino di carta!

Ho trovato invece molto deludente la mostra di Pedro Cabrita Reis all’interno di Palazzo Chianini-Vincenzi, che si limita a scarabocchiare su riproduzioni fotografiche della Storia della vera croce di Piero della Francesca.

http://www.pedrocabritareis.com/

Ma l’autore che più mi ha colpito è Rashad Alakbarov, artista di Baku (Azerbaijan) che costruisce sculture che creano grazie ad un uso geniale delle luci delle immagini sulle pareti. Sono opere doppie dove il materiale e la forma della scultura vengono utilizzati e stravolti grazie alla luce per creare immagini bidimensionali sul muro. Una tecnica nuova che non credo sia ancora stata definita. Molto originale, nuovo, fresco, ingegnoso. Bello.

Rashid_Alabkarov

Rashad Alabkarov

http://rashadalakbarov.com/en/biography/

 

Per chi volesse alcune informaioni questo è il sito della mostra: http://www.icastica.it/  http://www.icastica.it/artisti-e-opere/


Cortona On the Move – day 2

http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/cortona-il-secondo-giorno-del-festival-le-mostre-nel-centro-storico/172846/171399?ref=search


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